Anatomia della bellezza. Cura di sè, arte e spettacolo da Platone ai selfie, di Tommaso Ariemma alla Galleria Francesco Foresta di Lecce
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annamaria monteverdi/ Luglio 5, 2015/ FOCUS, LIBRI

tommaso ariemma

Cosa ci rivela la diffusa pratica del selfie? L’arte contemporanea ha davvero preso le distanze dalla bellezza? Perché amiamo così tanto le storie? La nostra società è davvero una società dello spettacolo? Il presente studio affronta i pregiudizi che ormai permeano la visione dell’arte, della società e del rapporto con sé. Analizzando costumi, stili di vita e serie tv di qualità, l’autore vuole fornire risposte a domande cruciali, per comprendere meglio il nostro tempo e il nostro rapporto con la bellezza e la sua molteplicità, una teoria generale del bello che attraversa la storia dell’arte, della moda, della cosmetica e le teorie dei media e della narrazione. La tesi di Anatomia della bellezza è che l’esperienza contemporanea del bello si svolga su almeno quattro fronti: quello eccessivo proprio della lotta per la visibilità e per l’aspetto corporeo; quello in difetto nell’esperienza dell’arte contemporanea; quello interno all’esperienza del racconto; e infine quello per errore nelle nuove narrazioni mediali.

“Per Platone, l’ideale che l’anima coglie grazie a un “ricordo” speciale, risalente a prima che prendesse corpo, si trova sempre oltre la dimensione terrena e sensibile: nell’iperuranio. Tuttavia la nostra attenzione si concentra sempre su questo oltre senza notare la barriera che lo rende possibile: il Cielo, dominio di Urano. Non si dà iperuranio senza la barriera “uranica” che separa il mondo delle idee dal mondo delle cose.
Ora, nel momento in cui Urano perde il suo potere – ossia ciò che è implicito nella Nascita di Venere di Botticelli – non c’è più barriera uranica e le idee eterne possono cadere nel mondo, realizzarsi nel tempo (non a caso la detronizzazione di Urano avviene per mano di Crono, dio del tempo).
Ciò che avviene nel Rinascimento viene riassunto, dunque, nel celebre dipinto di Botticelli: la malinconia sul volto di Venere simboleggia bene l’affermarsi di una nuova epoca e di una nuova visione del mondo; che sia poi una donna rivela il nuovo bersaglio su cui si eserciterà maggiormente la nuova vita delle idee: il corpo femminile” (Anatomia della bellezza. Cura di sé, arte, spettacolo da Platone al selfie, pp. 14-15)