Workshop free of charge Principles in acting by Tomi Janežič at Napoli Teatro Festival
963

The Fondazione Campania dei Festival (ITALY), for this upcoming XI edition of the Napoli Teatro Festival Italia 2018, scheduled for the second year from 2nd July 8th 2018 in Naples, under the artistic direction of Ruggero Cappuccio, gives importance to the workshop activities on dramatic art, bringing together ‘masters of the stage’ along with young talents in order to create a shared knowledge across different cultures.

Notice of workshop admissions PRINCIPLES IN ACTING about Psichodrama supervised by Tomi Janežič and organized by Anna Maria Monteverdi (University of Milano)

http://www.annamonteverdi.it/digital/i-moduli-per-iscriversi-al-laboratorio-gratuito-su-teatro-e-psicodramma-di-tomi-janezic-al-napoli-teatro-festival/

The workshop will be free of charge  and open to a maximum number of 30 participants. 

deadline: 7th May at 10 a.m.

download the form: 
For any questions, do not hesitate to contact me

5 tips from Tomi Janezic at Oslo International Acting Festival
1033

https://www.facebook.com/OsloInternationalActingFestival/videos/1753962494669475/?t=26

Debate Janezic, Holter, Høyer, Næss & Castagno « Characters life in drama after the revolution that brought to characters death»

Debate Janezic, Holter, Høyer, Næss & Castagno « Characters life in drama after the revolution that brought to characters death»

Pubblicato da Oslo International Acting Festival su domenica 10 giugno 2018

 

Laboratorio PRINCIPLES IN ACTING al Napoli Teatro Festival 2018 a cura di Tomi Janežič con la collaborazione di Anna Maria Monteverdi Teatro Sannazaro dal 2 all’8 luglio
957

Tomi Janežič propone per il secondo anno un workshop basato sullo psicodramma quale piattaforma per le diverse tecniche creative dell’attore e i molteplici princìpi sui quali si basano. I partecipanti selezionati hanno modo di esplorare le proprie specificità e potenzialità nei/dei processi creativi. Dall’altra parte, il laboratorio sperimenta l’applicazione di tecniche psico-drammatiche direttamente sul testo e sul personaggio teatrale.
L’accento è posto sull’uso dello psicodramma quale strumento per superare le barriere personali e relazionali; sulle resistenze che si possono presentare quando ci confrontiamo con compiti creativi e quando esploriamo i princìpi basilari della recitazione in diversi sistemi (percepiti come opposti). Il focus si basa su esempi tratti dal metodo di Strasberg e di Cechov, introducendo l’applicazione delle tecniche dello psicodramma al processo creativo della recitazione come è uso creativo della teoria del ruolo, analisi attiva e creativa per esplorare la vita di un personaggio, le sue relazioni, le situazioni gli eventi, le circostanze date.
«Si crea tutti i giorni sul palcoscenico, e non si creano solo scene o spettacoli, si creano anche rapporti, creiamo anche noi stessi. Sicuramente si “costruisce” in teatro come “costruiamo” anche nella vita, anche se molte volte non ne siamo consapevoli». Tomi Janežič

 

Da Nekrosius a Janezic a Eugenio Barba: i Maestri del Napoli Teatro Festival Italia. Aperte le selezioni per i 14 laboratori sulle arti sceniche riservati a circa 600 giovani talenti
955

Il Napoli Teatro Festival Italia apre le selezioni per la sezione dedicata alla formazione. Pubblicati sul sito ufficiale della manifestazione (www.napoliteatrofestival.it),  i differenti  bandi consentiranno a circa 600 attori (under 35) di scegliere i propri argomenti,  e i propri Maestri, e partecipare gratuitamente alle sessioni di studio indicate in 14 proposte di laboratorio sulle arti sceniche.

I corsi saranno attivi durante tutta la programmazione della undicesima edizione,  dall’8 giugno al 10 luglio,  del Festival diretto da Ruggero Cappuccio e organizzato dalla Fondazione Campania dei Festival, organismo in house della Regione Campania presieduto da Luigi Grispello.

“Uno spazio particolarmente significativo – sottolinea il direttore artistico Ruggero Cappuccio – che, parallelamente ad una ricchissima selezione di spettacoli, è sintesi ed espressione di uno dei nodi centrali del Festival ovvero l’incontro tra i Maestri e i giovani talenti uniti in un percorso di conoscenza e di vitale trasmissione dei saperi”.

Gli aspiranti allievi potranno scegliere di confrontarsi sui tanti temi proposti da Eimuntas Nekrosius e Tomi Janežič (che rinnovano per il secondo anno consecutivo  la loro presenza a Napoli) e da Ben Duke, Gilles Coullet, Eugenio Barba (insieme a Lorenzo Gleijeses e Julia Varley), Annabelle Chambon e Cédric Charron (del Teaching Group di Jan Fabre), Punta Corsara (con Emanuele Valenti, Marina Dammacco e Gianni Vastarella), Gabriella Salvaterra per il Teatro de los Sentidos, Michele Monetta, Peppe Lanzetta, Stefania Rinaldi, Davide Iodice, Loredana Putignani, Davide Scognamiglio e Daniele Ciprì.

Molti i percorsi praticabili, tra lo studio sulle installazioni sensoriali, quello sulla luce, oppure sulla musica, la poesia , la fotografia, lo storytelling che pongono al centro della ricerca  il proprio ruolo nello sviluppo del lavoro attoriale e del processo drammaturgico.

Info: www.napoliteatrofestival.it

 

#NTF A SALERNO DOMENICA 2 LUGLIO (Chiesa di Sant’Eustachio, ore 21.00) ELENA BUCCI: IL MARE SUONA
737

A SALERNO DOMENICA 2 LUGLIO (Chiesa di Sant’Eustachio, ore 21.00)

ELENA BUCCI: IL MARE SUONA

Il mare come tema e l’Odissea di Omero come testo di riferimento per il laboratorio che si conclude adesso con una prova aperta al pubblico.

 

L’attrice e regista Elena Bucci torna nei luoghi conosciuti all’inizio del suo viaggio teatrale al fianco del maestro Leo De Berardinis, per partecipare al Napoli Teatro Festival Italia con un laboratorio indirizzato agli attori, professionisti e no. Dieci giorni di lavoro e una prova aperta al pubblico che andrà in scena domenica 2 luglio alle ore 21 nel teatro della Chiesa di Sant’Eustachio di Salerno.

Il tema che ha ispirato la regista è il mare, portatore di immagini come il naufragio. Il percorso laboratoriale si è basato sul testo scelto dall’attrice e regista, l’Odissea di Omero, oltre a una serie di memorie orali antiche e suggestioni libere. «Sullo sfondo del grande mito di Ulisse e dell’Odissea – racconta Elena Bucci –, si affacciano molti altri naufraghi e naufragi, reali e immaginari. Il naufragio è causa di perdita e rinnovamento, chiede di confrontarsi con le proprie forze e le necessità fondamentali, forse avvicina a nuove culture e nuovi linguaggi. Cosa salveremmo se dovessimo abbandonare la nave sulla quale siamo sempre stati? Come inventeremmo la vita in una nuova terra? Mi sono approcciata a questo laboratorio curiosa: non pretendo di trasmettere tecniche o segreti, ma certamente ho messo tutta la mia esperienza e concentrazione al servizio di una visione nuova». L’artista ha invitato i partecipanti al laboratorio a condurre una ricerca personale sulla scrittura, a partire da testi che fanno riferimento ai naufragi, sia reali che personali. «Viaggi e traversate che hanno portato alla scoperta di terre, hanno dato il via a deportazioni di schiavi, a speranze e a guerre; hanno innescato migrazioni, come hanno sperimentato in passato i nostri avi e stiamo sperimentando al presente di fronte ai tragici esiti delle traversate da parte di chi spera di trovare in Europa diritti, libertà, sopravvivenza».

 

Chiesa di Sant’Eustachio – via Quintino di Vona, 9 –  Salerno

2 luglio, ore 21.00

Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti

Informazioni: www.napoliteatrofestival.it

 

 

In anteprima mondiale al Napoli Teatro Festival Italia BELGIAN RULES/BELGIUM RULES LA NUOVA CREAZIONE DI JAN FABRE Sabato 1 e domenica 2 luglio al Teatro Politeama
736

In anteprima mondiale al Napoli Teatro Festival Italia

BELGIAN RULES/BELGIUM RULES

LA NUOVA CREAZIONE DI JAN FABRE

Sabato 1 e domenica 2 luglio al Teatro Politeama

 

Dopo le monumentali 24 ore di Mount Olympus – To glorify the cult of tragedy – un trionfo stellare sulla tragedia greca(premio Ubu 2016 come migliore produzione straniera), Jan Fabre presenta in anteprima mondiale al Napoli Teatro Festival Italia la sua nuova visionaria creazione Belgian Rules/Belgium Rules, un’importante coproduzione europea della Fondazione Campania dei Festival. Lo spettacolo è in scena sabato 1 luglio (dalle ore 20.30) e, in replica, domenica 2 dalle ore 19) al Teatro Politeama di Napoli, poi debutterà in prima mondiale il 18 luglio all’ImPulsTanz Festival di Vienna ed a settembre sarà nuovamente in Italia, il 30 settembre al Teatro Argentina per il Roma Europa Festival, ripresa di una lunga tournèe internazionale che proseguirà a Siviglia, Amsterdam, Anversa.

A essere glorificato dai suoi ‘guerrieri della bellezza’ (definizione che Fabre ha dato ai suoi performer) è questa volta il Belgio, propria terra natia. Una dedica, come quella che Fellini fece alla sua Roma, attraverso tutti gli elementi che hanno fondato e reso celebre l’estetica dell’artista. “Il teatro giaceva alla nascita di questo piccolo Paese – afferma Jan Fabre  – e il teatro è ciò che di questo piccolo Paese rimarrà. Il Belgio sta scoppiando tra burocrazia e formalità forzata. Uno Stato artificiale e instabile, utilizzato come palcoscenico per guerre altrui”.

Belgian rules/Belgium rules è una sfida nella scia delle celebri perfomance di Fabre e della sua compagnia Troubleyn: 3 ore e 55 minuti per mostrare un “autoritratto” del Belgio, ironico e tagliente, affidato a 15 performer – tra cui le star Annabelle Chambon e Cédric Charron –  con la collaborazione del cantautore Raymond van het Groenewoud.

Birra, poesia, scheletri per disegnare un Paese “brutto e piccolo – sottolinea Jan Fabre –  dal cielo grigio e piovoso, ma anche terra di giganti come Rubens, Van der Weyden, Bruegel e Magritte, maestri che ci hanno insegnato a guardare oltre i limiti della realtà”.

Jan Fabre spiega che questo spettacolo è anche “una dichiarazione d’amore critica” fin dal titolo, volutamente ironico e con doppio significato: Belgian rules, le regole belghe e Belgium rules che fa il verso al Rule, Britannia! di quando l’Inghilterra dominava il mondo. “Solo che detto da un Paese piccolo, che non ha mai avuto un vero potere egemone, suona ridicolo. Oggi il Belgio è al centro dell’Unione Europea, anche a livello istituzionale, ma anche del terrorismo e questo –  secondo l’artista fiammingo – non è una coincidenza”.

SARA BERTELÀ e le ANIME SCALZE di MARAM AL MASRI Voci di donne restituiscono il mondo della poetessa e scrittrice siriana
734

SARA BERTELÀ e le ANIME SCALZE di MARAM AL MASRI

Voci di donne restituiscono il mondo della poetessa e scrittrice siriana

 

Debutta al Napoli Teatro Festival Italia, a Palazzo Cellamare in Via Chiaia, giovedì 29 giugno (ore 21, replica venerdì 30) Anime Scalze  testi di Maram Al Masri letti ed interpretati da Sara Bertelà.

Una partitura a più voci ed in più lingue conduce gli spettatori del Festival nel mondo della poetessa e scrittrice siriana Maram Al Masri. Nata nel 1962 nella cittadina di Lattakia, sulle rive del Mediterraneo, all’età di vent’anni si trasferisce a Parigi, dove tutt’ora vive in esilio. Autrice di componimenti amorosi brevi come frammenti che fanno pensare a Saffo, ha pubblicato una quindicina di raccolte, molte delle quali sono state tradotte in spagnolo, francese, inglese, tedesco, italiano, corso e turco. «Diventare l’altro, parlare di un cittadino ordinario che diventa straordinario grazie ai suoi sentimenti; questa è la virtù della poesia: trasformare i lettori in esseri straordinari». Così la stessa Al-Masri in una recente intervista.

Anime Scalze è la voce di una donna che vive il suo stare al mondo con un vago senso di dolore e di chiusura; una donna che nei versi di Maram Al-Masri trova una via d’uscita e dinanzi ad essi si inchina come un’anima scalza. «È una voce sempre sull’orlo di una metamorfosi: da ombra di un personaggio a personaggio in ombra, semplice voce di un’anima. Tra il suo racconto e le poesie che vengono dette si crea in qualche modo un effetto d’eco sottolineato in scena dal sovrapporsi e mescolarsi delle tre voci femminili, a volte in lingue diverse», spiegano Bertelà e Macrì. Ci sono gli echi della guerra. I legami spezzati. Poesie che ci parlano di una comune condizione umana, in cui eternamente c’è chi opprime e chi viene oppresso e ci vuol niente che si finisce in una vita senza luce. Ma c’è anche l’amore, in Al-Masri. E la voglia di vivere. Se c’è una cosa che lei sa fare bene, è farci vedere quanto era importante, quello che ci rubano, o ci hanno rubato.

Anime Scalze. Maram Al-Masri tra parole e musica è un viaggio al presente di un Oriente di cui conosciamo quanto ci riportano le cronache recenti; un presente arcaico, visto dalla nostra latitudine, i cui temi sono universali: il dolore, ma anche la dignità e la volontà di resistere e vivere liberi, la gioia e persino l’umorismo. O il sogno. La drammaturgia è di Danilo Macrì, il disegno luci di Pasquale Mari, la regia, voce narrante e coordinatrice del progetto è di Sara Bertelà. Con lei in scena Elisabetta Mazzullo (voce recitante, cantante, tastiere, oboe, percussioni), Mirna Kassis (voce recitante in arabo e cantante), Salah Namek (violoncello, kabak kemane), Arturo Annecchino (compositore e coordinatore musicale). Una produzione Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse.

Per la sezione Incontri –  Tra le Pagine del Festivalvenerdì 30 giugno (ore 19), presso il Giardino Romantico di Palazzo Reale a Napoli, si terrà un momento pubblico con Maram Al Masri al quale prendono parte  Monica Ruocco, docente di Lingua e Letteratura Araba all’Università degli Studi L’Orientale di Napoli, Oriana Capezio, esperta di poesia e letteratura araba d’emigrazione – sempre presso l’Università degli Studi L’Orientale di Napoli. L’incontro si svolgerà in lingua francese con traduzione in italiano a cura di Luca Lombardi. “Una conversazione informale e libera per riflettere insieme, tra le altre cose, sul rapporto tra scrittura, politica e condizione femminile e indagare i principali temi della poetica dell’autrice: l’attesa, la solitudine, la nostalgia, la libertà”.

BIGLIETTI:  Intero euro 8- ridotto under 30/over 65 euro 5. LUOGHI: Palazzo Cellamare in via Chiaia a Napoli. INFO :  www.napoliteatrofestival.it

 

 

 

 

Cast e crediti

ANIME SCALZE – debutto nazionale

Maram Al Masri tra parole e musica

drammaturgia Danilo Macrì

disegno luci Pasquale Mari

regia, voce narrante, coordinatrice del progetto Sara Bertelà

voce recitante, cantante e musicista (tastiere, oboe, percussioni), coordinatrice voci cantate Elisabetta Mazzullo

voce recitante in arabo e cantante Mirna Kassis

violoncello, kabak kemane Salah Namek

compositore e coordinatore musicale Arturo Annecchino

produzione Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse

 

Palazzo Cellamare

29, 30 giugno

ore 21.00

durata 1h e 30min

 

BIGLIETTI:  Intero euro 8- ridotto under 30/over 65 euro 5.

LUOGHI: Palazzo Cellamare in via Chiaia a Napoli.

INFO :  www.napoliteatrofestival.it

 

Bilancio (quasi) in versi di Io e Tu A cura di Silvio Perrella si è conclusa ieri con Tony Harrison e Antonella Anedda a Villa Pignatelli #NTF
733

Bilancio (quasi) in versi di Io e Tu

A cura di Silvio Perrella si è conclusa ieri con Tony Harrison e Antonella Anedda a Villa Pignatelli

la sezione Letteratura del Napoli Teatro Festival Italia

 

Dieci serate ed altrettanti sold-out a Villa Pignatelli. Quanti poeti? Un bel numero.

Quanti film: otto in collaborazione con il Festivaletteratura di Mantova e uno prodotto dal Napoliteatrofestival e il film-poemdi Tony Harrison dedicato a Napoli e mai visto in Italia.

Quanti spettatori? Quasi duemila.

Quanti lettori? La libreria, esclusivamente dedicata alla poesia, ha incassato più di tremila euro.

Quante storie? Innumerevoli.

Mahmoud Darwish che chiede a una giovane donna incontrata a un reading di sposarla e lei lo sposa nelle stessa notte.

Sian Rebecca Thomas, terza moglie di Tony Harrison e grande attrice, che scopre alla mostra degli abiti di Tirelli il vestito indossato dalla seconda moglie del poeta,  cantante lirica protagonista di una Traviata con la regia di Zeffirelli.

Un lettore arrivato da Palermo per Patrizia Valduga.

Mariano Rigillo al quale all’improvviso spariscono i fogli del poemetto di Luigi Compagnone.

Giorgio Caproni alla maturità lo stesso giorno nel quale lo legge Andrea Renzi.

Tutti i poeti protagonisti di Io e tu in cerchio a brindare e a festeggiare Tony Harrison, amante della falanghina che scopre la prelibatezza del fiano.

I lettori in fila per farsi fare una dedica sui libri di Mariangela Gualtieri.

Stato d’assedio di Darwish insperato best-seller tra le vendite della libreria.

Due libri stampati apposta per la rassegna: Nu cielo piccerillo di Salvatore Palomba e La lirica del Sansevero di Andrea Giovene.

La pioggia del 17 giugno.

Gli habituè, i giovani, gli anziani, le lucciole e soprattutto i gabbiani a far festa e quasi a doppiare i versi dei poeti.

Il Pizzafest in lontananza con i suoi concerti “popolari”, ma per fortuna mai invasivo.

L’armonica a bocca dimenticata dai Fratelli Mancuso e a loro presto restituita.

E l’accoglienza di Villa Pignatelli e il lavoro festoso di tutto lo staff del festival.

Un successo? Sembra proprio di sì.

 

A cura di Silvio Perrella si è conclusa ieri con Tony Harrison e Antonella Anedda a Villa Pignatelli la prima esperienza della Casa della Poesia del Napoli Teatro Festival Italia che ha accolto, per dieci giorni dal 14 al 24 luglio, le due sezioni Io e tu, quella dedicata alla letteratura, organizzata da Vesuvioteatro.org; e Pagine nascoste, nome scelto per il cinema, fatta in collaborazione con il Festivaletteratura di Mantova e Cine Agenzia. Due sezioni non disgiunte, anzi perfettamente complementari alla realizzazione di una visione d’insieme che ha realizzato un unico percorso dedicato alla grande Poesia. Un progetto significativo, di cui è stata già annunciata, visti gli esiti, una nuova programmazione nella prossima undicesima edizione del Festival, diretta da Ruggero Cappuccio e organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival, presieduta da Luigi Grispello.

“Poeti in carne ed ossa e poeti raccontati dal cinema – sottolinea Silvio Perrella – uniti per declinare le infinite connessioni tra l’io e il tu. I due pronomi dei poeti: l’io che scava in se stesso, come volesse arrivare al centro della terra; il tu che si cerca, sporgendosi verso l’altro: amandolo, lasciandolo, anelandolo. Nella loro relazione, io e tu s’inarcano nel ponte del noi”. E questo, a Villa Pignatelli è avvenuto. www.napoliteatrofestival.it

 

Grazie Tomi. Un laboratorio intensivo che ci ricorderemo. #TomiJanezic #NTF
732

Alcuni momenti del laboratorio di Tomi Janezic che si è concluso oggi 25 giugno.

 

Domenica 25 giugno si conclude il laboratorio al Teatro Sannazaro PRINCIPLES IN ACTING DEL REGISTA SLOVENO TOMI JANEŽIČ
731

PRINCIPLES IN ACTING DEL REGISTA SLOVENO TOMI JANEŽIČ

Coordinato da Anna Maria Monteverdi ha unito 35 allievi provenienti oltre che dall’Italia, dall’Ungheria, dalla Bulgaria, dalla Slovenia, dalla Macedonia e dalla Serbia

Si conclude domenica 25 giugno il laboratorio Principles in acting del regista e attore sloveno Tomi Janežič, una delle voci più autorevoli della nuova generazione di artisti dei Balcani. Commissionati dai maggiori teatri e Festival internazionali, i suoi spettacoli sono andati in scena in venti diversi Paesi tra Europa, Russia e Stati Uniti e sono stati premiati con i massimi riconoscimenti e nomination tra cui l’Hedda Award in Norvegia e il Golden Mask in Russia. Janežič è noto al pubblico italiano per il suo sorprendente Gabbiano (produzione Teatro Nazionale di Belgrado) presentato con enorme successo di critica a Fabbrica Europa qualche anno fa.

Le candidature al laboratorio internazionale per attori professionisti attivato al Napoli Teatro Festival Italia sono state 169 da tutt’Europa e 35 le persone selezionate provenienti oltre che dall’Italia, dall’Ungheria, dalla Bulgaria, dalla Slovenia, dalla Macedonia e dalla Serbia.

Il laboratorio, che ha avuto sede presso lo storico Teatro Sannazaro di Napoli, si è sviluppato da un lato intorno al metodo dello psicodramma sviluppato da Jacob Levy Moreno quale strumento per superare le barriere personali e relazionali e piattaforma per le diverse tecniche creative dell’attore, e dall’altra su un testo del giovane drammaturgo russo Ivan Wirypaev ancora inedito per l’Italia. I critici descrivono la sua drammaturgia come una combinazione di Quentin Tarantino e Andrei Tarkowsky; Tomi Janežič si è avvalso della traduzione di Teodoro Bonci Del Bene, primo allievo italiano del Teatro d’Arte di Mosca, traduttore  ufficiale per l’Italia dell’opera dell’autore russo Wirypaev. Regista ma anche docente all’Academy for Theatre, Radio, Film, and Television (AGRFT) di Lubjana, Tomi Janezic è interessato al metodo dello psicodramma applicato a diversi campi artistici (regia teatrale e cinematografica, drammaturgia) e al processo creativo della recitazione: «Ho cercato diversi modi per usare le tecniche dello psicodramma come analisi attiva/creativa per esplorare la vita di un personaggio, i suoi rapporti, situazioni, eventi, circostanze date ecc., e di usare gli strumenti dello psicodramma per risolvere questioni personali che possono costituire una grande barriera (molto potente) rispetto alla creatività spontanea e necessaria se si vuole usare efficacemente qualunque approccio alla recitazione».

Ha coordinato il laboratorio di Janežič, Anna Maria Monteverdi, studiosa di regia teatrale e autrice video teatrale che in occasione del Napoli Teatro Festival Italia realizzerà un documentario sul regista sloveno in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Lecce.

“E’ significativo per me – sottolinea Tomi Janežič – trovarmi a lavorare a Napoli al Teatro Sannazzaro: mi ispirano questi luoghi che contengono tracce di quegli artisti del passato che conosco, e qua c’è stato Eduardo. Mi affascinano i luoghi che contengono memorie del teatro. Ho diversi pensieri sul laboratorio: in un tempo molto breve si sono create delle relazioni e connessioni davvero significative; il gruppo degli allievi è stato molto generoso a portare le proprie storie, la propria attenzione e la propria creatività. Abbiamo lavorato intensivamente su un autore come Wirypaev che potrebbe essere conosciuto in Italia. Speriamo che da questo lavoro si sviluppi una produzione”.  INFO: www.napoliteatrofestival.it

 

Sabato 24 e domenica 25 giugno all’ Hortus Conclusus  di Benevento LEGGENDE D’ORO: LE “SANTE IMPRESE” di Laura Curino #NTF
730

Sabato 24 e domenica 25 giugno all’ Hortus Conclusus  di Benevento

LEGGENDE D’ORO: LE “SANTE IMPRESE” di Laura Curino

Napoli Teatro Festival Italia

 

Sabato 24 giugno, alle ore 19.00, con la prova aperta al pubblico del laboratorio LEGGENDE D’ORO: LE VITE DEI SANTI a cura Laura Curino all’ Hortus Conclusus di Benevento, continua la sezione dedicata alla Formazione del Napoli Teatro Festival Italia.

Santa Impresa con Laura Curino regia Simone Derai

Le vicende, gli intrecci, il linguaggio e le biografie dei santi sono al centro del percorso che l’attrice, regista e drammaturga torinese ha intrapreso, dallo scorso 16 giugno, con i giovani attori del Magnifico Visbaal Teatro.  Prendendo spunto da testi narrativi che riguardano le vite dei santi (Passiones, Vite, Raccolte di miracoli, Martirologi, Relazioni su traslazioni di reliquie, Flores santorum, Biografie mistiche, Produzioni poetiche, Leggende, Inni e relativa Iconografia), gli allievi si sono cimentati nella scrittura di brevi testi destinati al teatro nel tentativo di restituire le figure umane e spirituali di alcuni personaggi storici o leggendari. “Le vite dei santi –  sottolinea Laura Curino –  le conosco, mia nonna le sapeva tutte. A Torino una strada, una chiesa, un ospedale, una festa, tutto era pretesto per raccontare. Storie eroiche, immani. Sedute sui banchi delle splendide chiese del centro, ci riparavamo dal caldo e dal traffico”.  E sono le storie degli eroi di tutti i giorni, i cosiddetti “Santi Sociali”, campioni di fede e di coraggio, vissuti nell’Ottocento a Torino, che l’autrice presenta al Festival in forma di lettura / racconto nel suo progetto SANTA IMPRESA, in scena domenica 25 giugno (alle ore 21), sempre all’ Hortus Conclusus di Benevento, e realizzato per il Teatro Stabile di Torino, per la regia di Simone Derai.

Giuseppe Cafasso, Giuseppe Cottolengo, Giulia di Barolo, Giovanni Bosco (uno dei primi santi fotografati della storia), Leonardo Murialdo e Francesco Faà di Bruno: sono i nomi dei personaggi straordinari di cui la di cui la drammaturga cerca di ricostruirne il volto, svelando l’uomo nascosto dietro l’icona. Un gruppo di uomini e donne che hanno lasciato il segno nel Piemonte del Risorgimento, colmando un vuoto civile grazie al loro impegno per la città e per i più deboli, mossi da ideali incrollabili, tormentati allo stesso tempo da passioni e temperamenti inquieti, paradossalmente ribelli e reazionari. “Le grandi storie – conclude Laura Curino – trovano da sole la forza di camminare: per il Festival, propongo personalmente il testo integrale di Santa Impresain forma di lettura/racconto”. INFO E PRENOTAZIONI: biglietteria@napoliteatrofestival.itinfo@napoliteatrofestival.it  LUOGHI: Hortus Conclusus – Vico Noce Giardino ex Convento San Domenico, Benevento www.napoliteatrofestival.it

 

LEGGENDE D’ORO: LE VITE DEI SANTI

a cura di Laura Curino

Magnifico Visbaal Teatro (Benevento) dal 16 al 24 giugno

Prova aperta al pubblico 24 giugno all’ Hortus Conclusus (Benevento) ore 19.00

SANTA IMPRESA in racconto e letture

progetto drammaturgico Laura Curino e Simone Derai  di e con Laura Curino

musiche Mauro Martinuz, costumi Federica De Bona e Silvia Bragagnolo

produzione Teatro Stabile di Torino

Hortus Conclusus (Benevento), 25 giugno, ore 21 – durata 1h e 10min

Momenti del laboratorio di Tomi Janezic al #NTF
729

Alcuni momenti del laboratorio al TEATRO SANNAZZARO con

Alice Torriani; Ana Penca, Barbara Folchitto, Benedetta Todisco, Camilla Semino Favro, Christelle Colasuonno, Daniela Duchi, Daniela Macaluso, Denise Capezza,  Elena Fattorusso, Elisa Lombardi, Emilio Marchese, Estella Levko, Fonte Maria Fantasia, Giulia Vannozzi,  Hristina Cvetanoska Kristza Szorcsik,  Laura Pannia, Maria Lourdes Valente, Matteo Ciucci, Michele Altamura, Michele De Paola, Mirjana Djan, Orlando Cinque, Rocco Giordano, Rossella Fava, Ruta Papartyte, Serena Marziale, Silvia tufano, Sofia taglioni, Valentina curatoli, Vincenzo Nemolato
Vittorio Continelli

 

prove aperte del laboratorio THEATRE BRIDGES a cura di EIMUNTAS NEKROSIUS al NTF
728

Sabato 24 e domenica 25, al Napoli Teatro Festival Italia, le prove aperte del laboratorio

THEATRE BRIDGES a cura di EIMUNTAS NEKROSIUS

Al Teatro Trianon Viviani in scena i 20 allievi al lavoro su testi del premio Nobel Svetlana Aleksievic

 

Il regista lituano Eimuntas Nekrosius, tra i più famosi ed affermati registi teatrali a livello internazionale,  è tra i Maestri della sezione dedicata alla Formazione del Napoli Teatro Festival Italia. Impegnato in questi giorni al Teatro Trianon Viviani nel laboratorio riservato a venti attori professionisti (provenienti da tutta Italia e di età compresa tra i 23 e i 36 anni), il regista ha deciso di lavorare con loro su delle tecniche di improvvisazione partendo da delle sollecitazioni letterarie.

Il primo spunto è tratto dagli scritti della giornalista e scrittrice Svetlana Aleksievic, premio Nobel per la letteratura nel 2015, nello specifico Preghiera per Cernobyl, Ragazzi di zincoTempo di seconda mano. La vita in Russia dopo il crollo del comunismo.

Svetlana Aleksievic, scrittrice nata in Ucraina nel 1948 da padre bielorusso e madre ucraina, è considerata una delle maggiori scrittrici e giornaliste contemporanee e le sue opere sono state tradotte in più di quaranta lingue. Giornalista e scrittrice, è nota ai connazionali soprattutto per essere cronista dei principali eventi dell’Unione Sovietica della seconda metà del ventesimo secolo. Fortemente critica nei confronti del regime dittatoriale in Bielorussia, è stata perseguitata dal regime del presidente Aleksandr Lukashenko e i suoi libri sono stati banditi dal paese. Dopo dodici anni all’estero, ora è tornata a Minsk. Nella sua letteratura Aleksievic ha narrato l’incantamento e la disillusione e parlato delle vittime e dei carnefici e raccontato attraverso un coro di voci illusioni e disillusioni di un’epoca.

In Theatre Bridges, le due “prove aperte” al pubblico in programma al Trianon Viviani di Napoli, sabato 24 e domenica 25 (ore 21, durata 1 h. 30 min.) Eimuntas Nekrosius mostrerà al pubblico il lavoro che sta realizzando sui libri di denuncia della scrittrice che ha raccontato l’Unione Sovietica, la guerra in Afghanistan, Chernobyl e le vittime del disastro nucleare.

In Preghiera per Cernobyl (2004) ha dato voce, con decine e decine di interviste, a quel “popolo di Chernobyl” fatto di persone di professioni, destini, generazioni e temperamenti diversi, donne, uomini, bambini e soldati, contadini e intellettuali, credenti e non, colpiti dalla tragedia nucleare. Il libro è stato premiato dal prestigioso U.S. National Book Critics Circle Notification Award.

In Ragazzi di zinco (2015) narra invece la guerra russa in Afghanistan tra il 1979 e il 1989 vista con gli occhi dei reduci sovietici e delle madri dei caduti. Un milione di ragazzi e ragazze partiti per sostenere la grande causa internazionalista e patriottica. Quattordicimila di loro sono stati rimpatriati in casse di zinco e sepolti di nascosto; cinquantamila feriti e mezzo milione di vittime afgane, distrutti da torture, droga, atrocità e malattie.

Il libro Tempo di seconda mano. La vita in Russia dopo il crollo del comunismo (2013) costituisce il coronamento ideale di un lavoro di trent’anni: qui sono decine i protagonisti che raccontano cos’è stata l’epocale svolta tuttora in atto: contadini, operai, studenti, intellettuali, funzionari statali, ma anche misconosciuti eroi sovietici che non sanno rassegnarsi al tramonto degli ideali e alle mediocri servitù di un’esistenza che, rispettando solo successo e denaro, esclude i deboli e gli ultimi.  Un altro testo di riferimento per il lavoro di Nekrosius a Napoli (“una città dinamica – così ha dichiarato il maestro durante un incontro –  che visito per la prima volta ed in cui mi sto trovando molto bene”) sarà il Don Chisciotte di Cervantes. Ai giovani attori è stato chiesto di leggere solo qualche capitolo. Il lavoro laboratoriale che sta conducendo il Maestro è infatti soprattutto centrato sull’improvvisazione fisica degli attori, un principio fondante del modus operandi del regista lituano.

In scena, guidati da Eimuntas Nekrošius, gli allievi: Giulia Vecchio, Diane Patierno, Cristina Cappelli, Angela Bertamino, Giulia Modica, Lucia Rocco, Federica Sandrini, Silvia Corona, Ida Alessandra Vinella, Paola de Crescenzo, Elena d’Agnolo, Camillo Marcello Ciorciaro, Fabrizio Nevola, Alessandro Meringolo, Giorgio Pinto, Maurizio Capuano, Emanuele Marchetti, Pietro Piva, Alessandro Marini, Giacomo Vigentini.

Info: www.napoliteatrofestival.it

 

 

Ejmuntas Nekrošius, lituano (classe 1952) è, a livello internazionale, tra i più famosi ed affermati registi teatrali. Nei suoi spettacoli, espressivi e visuali, dedica particolare attenzione non solamente all’interpretazione emozionale degli attori, ma anche all’utilizzo degli oggetti sul palcoscenico che si trasformano quasi in un racconto autonomo. Diplomato presso l’Istituto d’arte Lunačarski di Mosca, si è messo in luce come direttore e regista del Teatro dei giovani di Vilnius e quindi al Teatro drammatico di Kaũnas. Nel 1993 è stato nominato regista del Festival internazionale di teatro lituano (LIFE) e nel 1998 ha fondato il centro artistico indipendente Meno fortas. Gli spettacoli di Nekrosius  hanno partecipato con successo di pubblico e critica a molti festival teatrali internazionali e hanno ottenuto importanti riconoscimenti.  Già pluripremiato in Lituania, l’artista ottiene successivamente riconoscimenti come il Premio UBU ( a lui assegnato per ben quattro volte), il Premio Europa Nuove Realtà Teatrali, il Premio K.S. Stanislavskij.

Artefice di un teatro visionario e antinaturalistico, ha creato spettacoli di inconsueta ricchezza vitalistica e varietà d’invenzione che, fondati su una metaforica e talvolta vorticosa stratificazione espressiva, combinano la logica ipnotica dei sogni, della poesia ma anche le gags ludiche del circo: Sapore di miele  di S. Delaney (1976), Ivanov di A. P. Čechov (1978), Pirosmani, Pirosmani di Vadim Korostylëv (1981), Un giorno come un secolo di Č. Ajtmatov (1983), Zio Vanja (1986), Il naso di N. V. Gogol´ (1990), Mozart e Salieri. Don Giovanni. Peste di A. S. Puškin (1994), Tre sorelle (1995). La scarnificazione del testo, la scenografia barbarica, arcaica ed essenziale, e la valorizzazione simbolica e rituale di pochi elementi scenici e testuali (il ghiaccio, la terra, l’acqua) caratterizzano la sua interpretazione della trilogia shakespeariana (Amleto 1997; Macbeth, 1999; Otello, 2000). Nel 2000 ha diretto anche Žuvėdra di A. P. Čechov. Nel 2005 ha invece realizzato l’opera di L. Desjatnikov The children of Rozental e nel 2007  La Valchiria di R. Wagner. Tra le sue regie teatrali, in cui ha rinnovato la potenza dell’elemento visivo (punto nodale della sua pratica teatrale), passano alla Storia del Teatro: Faust  di J. W. Goethe (2006), testo che ha tradotto in uno spettacolo realizzato con scene di forte impatto abitate da oggetti simbolici e immagini essenziali e folgoranti;Anna Karenina di L. Tolstoj (2008), dove l’immagine, il gesto, il paesaggio sonoro riducono l’importanza della parola recitata nella creazione di un mondo verosimile, in cui, tra atmosfere dense e sospese, il tempo si dilata per accogliere le azioni nel suo moltiplicarsi visionario.

 

THE GREAT TAMER (il grande domatore) di DIMITRIS PAPAIOANNOU al NTF
727

Inaugura la sezione Danza del Napoli Teatro Festival Italia, in Prima Nazionale al Teatro Politeama venerdì 23  e sabato 24 giugno (ore 19)
THE GREAT TAMER (il grande domatore) di DIMITRIS PAPAIOANNOU

Unica tappa italiana e tra le prime di una lunga tournée internazionale che prosegue poi a Barcellona, Madrid, Avignone, Seoul

 

Uno dei nomi più rappresentativi della scena internazionale, pioniere della danza contemporanea, Dimitris Papaioannou presenta alla decima edizione del Napoli Teatro Festival Italia, diretto da Ruggero Cappuccio e organizzato dalla Fondazione Campania dei Festival presieduta da Luigi Grispello,  la sua nuova creazione: The Great Tamer  (il grande domatore).  Dopo il debutto, in prima mondiale lo scorso 24 maggio presso all’Onassis Cultural Centre di Atene, lo spettacolo arriva a Napoli, ad inaugurare la sezione Danza del Festival, unica tappa italiana e tra le prime di una lunga tournée internazionale che prosegue poi a Barcellona, Madrid, Avignone, Seoul.

The Great Tamer   è l’ultimo segmento di una magnifica trilogia “non ufficiale” crata da Dimitris Papaioannou, iniziata con il duetto Primal Matter (2012) sul “corpo sacro e profano” e alla pièce di gruppo Still Life (2014) dedicata al lavoro e al mito di Sisifo nella rilettura di Albert Camus.

Il lavoro artistico dell’ateniese –  definito “fiore ibrido” per le diverse contaminazioni artistiche che lo arricchiscono – viene scoperto dal maestro Robert Wilson ed è materia di studio di grandi coreografi come Akram Khan, che ha adottato il suo “Body Mechanic System”: i corpi umani nei suoi spettacoli diventano campi di battaglia, interagiscono con materie prime che fondendosi danno vita a spettacolari illusioni ottiche. L’eclettico artista greco, con una formazione in Belle Arti che spazia dalla pittura al fumetto, coinvolge undici danzatori per realizzare una creazione che gioca intorno al concetto di vita umana intesa come “viaggio di scoperta, esplorazione di un tesoro nascosto, scavo archeologico interiore pieno di significato”. Il suo lavoro ha al centro il Mediterraneo e la culla della nostra cultura, il coreografo passando attraverso un linguaggio contemporaneo, evidenzia il grande valore culturale e artistico della Grecia, che, pur nelle sue difficili condizioni, sta sviluppando un’interessante ricerca artistica. Per l’artista greco infatti l’eredità del mondo classico è ineludibile.

Con la nuova creazione The Great Tamer (il grande domatore), l’artista ateniese, classe 1964, già eletto star internazionale di una coreografia senza etichette, ha lavorato sulle possibili declinazioni del concetto di tempo, nell’incontro con i segni dell’arte contemporanea e nelle velate suggestioni del  mito di Persefone, per intraprendere un viaggio nell’animo umano, nella dualità dell’essere umano, tra melanconia e felicità. Il titolo è una metafora per definire il tempo, usata da Omero e nelle antiche tragedie greche, ma anche un riferimento al gioco del circo dove il domatore educa gli animali selvaggi è dunque colui che educa se stesso.

Nell’atteso spettacolo al Politeama le materie prime scelte per interagire coi corpi saranno soprattutto assi sconnesse ed elementi di natura, un omaggio dedicato al grande artista recentemente scomparso Jannis Kounnelis, icona dell’Arte povera, anche se nello spettacolo verranno citati anche capolavori di El Greco, Botticelli e Rembrandt in una sorta di enciclopedico circo visionario. BIGLIETTI:  Intero euro 8- ridotto under 30/over 65 euro 5. LUOGHI: Teatro Politeama – via Monte di Dio, 80. Info: www.napoliteatrofestival.it

 

Nato ad Atene nel 1964 Dimitris Papaioannou raggiunge i primi riconoscimenti come pittore e fumettista prima che la sua attenzione si sposti verso le perfoming arts come regista coreografo, perfomer ma anche scenografo, costumista e light designer. Nel 1986 ha fondato l’Edafos Dance Theatre dove ha inizio il suo percorso di ricerca con le sue produzioni che contaminano il teatro con la danza sperimentale e la perfomance. La Compagnia Edafos durò fino al 2012 e lasciò un segno indelebile nella scena greca contemporanea. Papaioannou divenne famoso e riconosciuto in tutto il mondo nel 2004 come creatore delle cerimonie di apertura e di chiusura dei Giochi olimpici di Atene. Delle sue 23 produzioni fanno parte sia creazioni molto minimali e intime sia spettacoli di massa che coinvolgono migliaia di perfomer, che sono stati presentati nei luoghi più disparati, dai teatri off di Atene all’antico Teatro di Epidauro, dagli stadi olimpici al Théâtre de la Ville di Parigi e al Teatro Olimpico di Vicenza. Nel 2015-17 è stato in tournée in Europa, Sud America, Asia e Australia con Still Life (2014) e Primal Matter (2012).

 

THE GREAT TAMER  (prima nazionale)

Ideazione e regia di Dimitris Papaioannou

con: Pavlina Andriopoulou, Costas Chrysafidis, Ektor Liatsos, Ioannis Michos, Evangelia Randou, Kalliopi Simou, Drossos Skotis, Christos Strinopoulos, Yorgos Tsiantoulas, Alex Vangelis
Scene e assistente alla regia Tina Tzoka

Assistente ai costumi Aggelos Mendis

Assistente alle luci Evina Vassilakopoulou

Assistente alla fonica Giwrgos Poulios

Suoni Kostas Michopoulos

Musica Johann Strauss II, An der schönen blauen Donau, Op. 314

Music Adaptation Stephanos Droussiotis

Sculture Nectarios Dionysatos 

Costumi e decorazioni Maria Ilia

Produzione e assistente alla regia Tina Papanikolaou

Assistente alla regia Stephanos Droussiotis

Direzione prove Pavlina Andriopoulou

Direttore tecnico Manolis Vitsaxakis

Direttore di scena Dinos Nikolaou

Assistente fonica Nikos Kollias

Assistente alle scene e decorazioni Mary Antοnopoulou

Assistenti alle sculture Maria Papaioannou e Konstantinos Kotsis

Assistente alla produzione Tzela Christopoulou

Tour Manager e Relazioni Internazionali Julian Mommert

Assistente produzione esecutiva Kali Kavvatha

Produzione :  Onassis Cultural Centre – Athens (Greece)
Coproduzione : CULTURESCAPES Greece 2017 (Switzerland), Dansens Hus Sweden (Sweden), EdM Productions, Festival d’Avignon (France), Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia (Italy), Les Théâtres de la Ville de Luxembourg (Luxembourg), National Performing Arts Center-National Theater & Concert Hall | NPAC-NTCH (Taiwan), Seoul Performing Arts Festival | SPAF (Korea), Théâtre de la Ville – Paris / La Villette – Paris (France)

Produzione esecutiva 2WORKS

In collaborazione con ALPHA BANK
Air Carrier Sponsor AEGEAN Airlines

durata 1h e 40 min

Giovedì 22 giugno, dalle 19, Letteratura e Cinema JAM SESSION con BRUNO GALLUCCIO e ANTONIO RAIA PATRIZIA VALDUGA racconta il suo GIOVANNI RABONI
726

Giovedì 22 giugno, dalle 19, Letteratura e Cinema al Napoli Teatro Festival Italia

JAM SESSION con BRUNO GALLUCCIO e ANTONIO RAIA

PATRIZIA VALDUGA racconta il suo GIOVANNI RABONI

Intervista in video a Giampiero Neri per i suoi 90 anni  di Mariastella Eisenberg

The seasons in Quincy: four portraits of John Berger un film di Colin Maccabe

 

Ultimi giorni per le sezioni Letteratura e Cinema del Napoli Teatro Festival Italia, curate da Silvio Perrella e in corso di svolgimento, fino a sabato 24 giugno, nella Villa Pignatelli alla Riviera di Chiaia. Giovedì 22, alle ore 19, in programma una jam session poetica di Bruno Galluccio con i suoni dal vivo di Antonio Raia. L’incontro con Bruno Galluccio propone il confronto tra un poeta e la sua opera. Nello specifico Galluccio proporrà brani scelti da La misura dello zero (Einaudi, 2015) in cui continua il suo viaggio al crocevia tra scienza e poesia; annunciata in un primo momento, anche l’intervento di Wanda Marasco, che è stata festeggiata a Villa Pignatelli lo scorso 15 giugno, assente giustificata perché impegnata proprio nelle presentazioni del Premio Strega.

La serata prosegue con Patrizia Valduga, che propone al pubblico Raboni – Valduga: doppio ritratto in versi, letture intense per riproporre l’incontro tra due sensibilità molto vicine non solo da punto di vita letterario: “Raboni è dentro tutti i miei versi, perché è il mio maestro e il mio amore, spiega la Valduga. È dentro anche da prima, anche nei primi – quelli che gli ho portato nel 1981 – perché era già il mio maestro prima di diventare il mio amore. Ma non ha potuto farmi più grande di quello che sono: io non sono che un sassolino all’ombra di una montagna”.

Il programma termina con la proiezione, alle 21.30 circa, del documento filmato Intervista in video a Giampiero Neri per i suoi 90 anni di Mariastella Eisemberg. Il 7 aprile scorso Giampietro Pontiggia, conosciuto con lo pseudonimo di Giampiero Neri, ha compiuto 90 anni.  Estraneo alla mappa delle tendenze in cui si è articolata la poesia italiana del secondo dopoguerra, Neri ha condotto la sua esperienza letteraria con radicale fedeltà ai principi che l’hanno originata: la memoria, prima di tutto, intesa come luogo minerario da cui estrarre i materiali necessari, indispensabili forse, alla vita attiva quotidiana. Lo ha intervistato, appositamente per il Napoli Teatro Festival Italia, Mariastella Eisenberg.

A seguire si recupera la proiezione del film The seasons in Quincy: four portraits of John Berger (film in lingua inglese con sottotitoli in italiano) del regista Colin Maccabe. Realizzato in quattro parti da autori diversi e seguendo l’avvicendarsi delle stagioni, il film è il cine-ritratto di John Berger. Critico d’arte, romanziere, sceneggiatore e polemista britannico, Berger nei primi anni Settanta abbandonò la vita in una grande città per ritirarsi nel piccolo villaggio alpino di Quincy, consapevole che l’agricoltura, importante sostegno per la sopravvivenza dell’umanità nel corso dei millenni, si avvicinava a uno storico epilogo. John Berger divenne attivo testimone dell’esperienza dei contadini europei delle loro radici culturali e della loro alienazione politica ed economica, raccontate nella trilogia Into Their Labours.

Tutti gli incontri in Villa Pignatelli sono accompagnati dall’Alfabeto sonoro: un tappeto di voci poetiche, che dalla A alla Z, scandiscono gli incontri con le voci dei grandi poeti di sempre. Per l’intero periodo delle due sezioni del Festival è aperta una libreria dedicata solo alla Poesia. Il costo del biglietto è di 5 euro e consente l’ingresso a Villa Pignatelli, agli incontri, alla proiezione serale e la visita alla mostra Costumi da Star della Sartoria Tirelli che accoglie anche la preziosa collezione della Jewel House con un percorso tra decine di  gioielli indossati da Maria Callas, Michelle Pfeiffer, Helmut Berger, entrati nella Storia del Cinema italiano e internazionale.

INFO:  www.napoliteatrofestival.it

 

I BAMBINI DELLA NOTTE DI E CON ANGELO CAMPOLO gioved’ 22 giugno #NapoliTeatroFestival
725

I BAMBINI DELLA NOTTE DI E CON ANGELO CAMPOLO

Un racconto dedicato ai night commuters ed ai tanti che in ogni momento, in ogni parte del mondo, cercano rifugio e scampo dall’orrore.

La proposta dell’Osservatorio del Napoli Teatro Festival Italia continua, giovedì 22 giugno (ore 22) al Cortile delle Carrozze di Palazzo Reale con I bambini della notte, uno spettacolo di e con Angelo Campolo, liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Mariapia Bonanate e Francesco Bevilacqua. La storia è ambientata nel 2004, tra i cancelli del St. Mary’s Lacor Hospital, nel Nord dell’Uganda, dove, sotto un cielo equatoriale pulsante di stelle, diecimila bambini dormono uniti a formare una distesa impenetrabile di corpi. Sono i night commuters, i “bambini della notte”, che ogni sera varcano i cancelli dell’ospedale per sfuggire ai guerriglieri di Joseph Kony.  A osservare quei bambini, con emozione e stupore crescenti, c’è il protagonista, Francesco (Angelo Campolo), un ex manager, una carriera sbagliata alle spalle, un desiderio di riscatto nel suo futuro. In Italia, qualcuno gli ha parlato di due medici, Piero e Lucille Corti, che negli anni sessanta hanno trasformato un piccolo ambulatorio disperso nella savana in un ospedale d’eccellenza. Ne è attratto e parte, per desiderio di conoscenza, per solidarietà, forse solo per ritrovare se stesso.

I Bambini della Notte di e con Angelo Campolo (nella foto)

Lo spettacolo nasce dall’incontro tra gli autori del romanzo, Francesco Bevilacqua e Mariapia Bonanate, e la compagnia siciliana DAF fondata da Angelo Campoli, da anni impegnata in un percorso che tenta di coniugarericerca teatrale e integrazione attraverso incontri, spettacoli, laboratori nei centri di accoglienza. “L’incontro con gli scrittori Francesco Bevilacqua e Mariapia Bonanate – sottolinea Angelo Campolo – ha offerto l’occasione e l’idea di sviluppare ulteriormente  temi che nel nostro percorso artistico rivestono grande importanza e di realizzare uno spettacolo che potesse rendere conto di un dramma ancora troppo poco conosciuto in Italia e in Europa”.

Ne è scaturita una scrittura scenica che, a partire dal romanzo, accoglie elementi ed esperienze personali, condotte sul campo dallo stesso interprete. Uno spettacolo che racconta una vicenda  solo in apparenza lontana e la arricchisce di preziosi frammenti di vita vera, di duro lavoro, quello svolto appunto da Campolo con i giovani migranti tra le banchine del porto della città dello Stretto, approdo e rifugio, negli ultimi tempi, per decine di migliaia di immigrati dalla Libia.  Musiche dal vivo di Patrick Fisichella. Le scene e i costumi sono a cura di Giulia Drogo, il disegno luci è di Gianni Grasso. Lo spettacolo è prodotto dalla compagnia DAF – Teatro dell’esatta fantasia. Angelo Campolo (Messina, 4 novembre 1983), finalista al Premio Ubu nel 2016 come “miglior attore under 35”, ha vinto il premio “Scintille” alla 35ª edizione del festival teatrale di Asti, con una riscrittura di “Otello” di Shakespeare, di cui è interprete e regista, e il premio della stampa “Giovani Realtà 2016″ dell’Accademia Nazionale “Nico Pepe” di Udine.

 

BIGLIETTI: Intero 8 euro; ridotto under 30/over 65 euro 5

biglietteria@napoliteatrofestival.itinfo@napoliteatrofestival.it

LUOGHI: Palazzo Reale – Cortile delle Carrozze, piazza Plebiscito 1

www.napoliteatrofestival.it

Andrea Renzi in omaggio a Giorgio Caproni al #NapoliTeatroFestival
724

Mercoledì 21 giugno, dalle 19, a Villa Pignatelli per il Napoli Teatro Festival Italia

Andrea Renzi in omaggio a Giorgio Caproni

A seguire, racconti e versi dalle “Piccole tribù delle lingue italiche”

Chiude la serata la proiezioni del film A sud di pavese di Matteo Bellizzi

 

Ultimi giorni per le sezioni Letteratura e Cinema del Napoli Teatro Festival Italia, curate da Silvio Perrella e in corso di svolgimento nella Villa Pignatelli alla Riviera di Chiaia. Mercoledì 21 giugno, alle ore 19, gli spazi all’aperto dello splendido museo napoletano accolgono Andrea Renzi protagonista di una jam session dedicata al poeta Giorgio Caproni.  L’attore, tra i fondatori di Falso Movimento (prima) e di Teatri Uniti (poi), rinnova al Festival l’incontro con il grande livornese, dopo il fortunato allestimento nel 2012 (anno del centenario della nascita del poeta),  dello spettacolo Caproni! un’invenzione a due voci tra poesia e musica creato insieme al musicista e compositore Federico Odling.

Nella serata a Villa Pignatelli Andrea Renzi farà risuonare le corde profonde della poesia di Caproni in quello che, per usare le sue parole, “da esercizio di interiorità diventa qui gesto di condivisione”. “Giorgio Caproni è tra i miei poeti preferiti – sottolinea Renzi – per la sua profondità e chiarezza. Per il suo desiderio di far musica nuova senza abbandonare il linguaggio tonale e per la “limpida cantabilità ma al confine del nulla”, come scrive di lui Calvino. Comunicare attraverso rinnovate forme della tradizione, è la sfida che ci lancia Caproni: un viatico per guardare al futuro”.

A seguire, il programma continua con Piccole tribù delle lingue italiche, un incontro a metà strada tra lettura e spettacolo, realizzato in collaborazione con Salerno Letteratura, con sei poeti in scena per realizzare un percorso, a partire dalla  nostra lingua nazionale, che possa rendere conto dello straordinario lirismo delle innumerevoli lingue regionali che quotidianamente si parlano in Italia. Così Franco Arminio leggerà opere in italiano insieme a Domenico Brancale (in lucano), Biagio Guerrera (in siciliano), Daniel Cundari (in calabrese), Vincenzo Mastropirro (in puglise), Annalisa Teodorani (in romagnolo). L’incontro è l’occasione per far emergere “la poesia come euforia della voce” e non mancheranno le incursioni sonore, perché “dalla poesia al canto il passo è breve”.

Alle ore 21.30 circa, la serata propone, in chiusura, la proiezione del film di Matteo Bellizzi, A sud di Pavese. La figura di Cesare Pavese, uno dei più grandi scrittori del ‘900, diventa ispirazione per un viaggio intimo alla ricerca dei fili che continuano a legare l’universo pavesiano al tempo presente. Girato nei luoghi simbolo di un immaginario poetico, il film parte dalle colline del Piemonte per arrivare al mare calabrese del “confino”: tra comunità macedoni che ripopolano le vigne dei contadini e storie di chi resiste in territori difficili anche in nome della letteratura. A sud di Pavese è un omaggio ad una forza che va oltre gli stessi riferimenti culturali, è l’esplorazione di un territorio in cui vita e letteratura si intrecciano fino a perdere i loro stessi confini.

Tutti gli incontri in Villa Pignatelli sono accompagnati dall’Alfabeto sonoro: un tappeto di voci poetiche, che dalla A alla Z, scandiscono gli incontri con le voci dei grandi poeti di sempre. Per l’intero periodo delle due sezioni del Festival è aperta una libreria dedicata solo alla Poesia. Il costo del biglietto è di 5 euro e consente l’ingresso a Villa Pignatelli, agli incontri, alla proiezione serale e la visita alla mostra Costumi da Star della Sartoria Tirelli che accoglie anche la preziosa collezione della Jewel House con un percorso tra decine di  gioielli indossati da Maria Callas, Michelle Pfeiffer, Helmut Berger, entrati nella Storia del Cinema italiano e internazionale.

INFO:  www.napoliteatrofestival.it

Ascanio Celestini AL Napoli Teatro Festival il 19 e 20 giugno
723

ASCANIO CELESTINI al Napoli Teatro Festival Italia, il 19 e 20 a Palazzo Reale

CHE FINE HANNO FATTO GLI INDIANI PUEBLO?

Dopo “Laika” ancora a Napoli per lo studio di una “Storia provvisoria di un giorno di pioggia”

Ascanio Celestini, una delle voci più affascinanti del teatro di narrazione, torna al Napoli Teatro Festival Italiacon una novità assoluta, Che fine hanno fatto gli indiani Pueblo? Storia provvisoria di un giorno di pioggia, che presenta a Napoli, ancora in forma di studio, lunedì 19 giugno alle ore 21, nel Cortile d’onore di Palazzo Reale (con replica il 20 giugno alla stessa ora). In scena, con Ascanio Celestini, anche il fisarmonicista Gianluca Casadei, il suono è a cura di Andrea Pesce.

Lo spettacolo prodotto da Fabbrica srl fa parte di un’ideale trilogia, iniziata con Laika, testo del 2015 che l’autore romano ha portato in scena con successo nella passata edizione del Festival. Celestini, nel suo nuovo lavoro teatrale, ritorna sui temi della marginalità, riaccendendo di nuovo le luci su quei frammenti di esistenza urbana dimenticati, brandelli di umanità che trovano un’originale composizione nella sua narrazione. Celestini incrocia e unisce destini lontani: i personaggi presentati nel suo ultimo lavoro sono volti che è possibile incontrare in qualsiasi periferia del mondo. E proprio in una periferia non ben definita è ambientato Che fine hanno fatto gli indiani Pueblo? Storia provvisioria di un giorno di pioggia. L’autore romano ancora una volta parte da lontano per indagare quello che ci è più vicino: nel titolo fa riferimento agli Indiani d’America, quelli dediti ai riti della pioggia, a quelle danze che erano rivolte alle forze che presiedevano alla formazione della pioggia stessa e che si riteneva vivessero negli oceani che circondavano la terra, nelle sorgenti, nei fiumi, nei corsi d’acqua sotterranei, nei cumuli di nuvole. Queste cerimonie si svolgevano all’inizio dell’estate ed erano dirette da particolari sacerdoti, il cui nome significava ‘coloro che per far piovere cantano’: “Imponenti masse d’acqua – racconta Celestini nel presentare la nuova pièce –, spostandosi sulla superficie del mare, provocano onde sismiche che vanno a incrociarsi con i movimenti delle profondità marine. Questo incontro scatena un fenomeno straordinario: un suono planetario senza fine che è facile ascoltare se stai dalle parti delle fasce di Van Allen, a 20mila chilometri dalla superficie terrestre; così come lo sentono gli indiani Pueblo che scendono dalle finestre delle loro case. Battono i piedi sulla terra e arrivano i nonni, così chiamano le nuvole. E comincia a piovere. E l’acqua gira tra il cielo e la terra facendola vibrare come una gigantesca campana che corre nello spazio a 100mila chilometri all’ora”. Realizza così una visione di scenari affascinanti, “perché viaggiando con la mente si risponde a una provocazione irresistibile”, come ci si aspetta da Celestini che ci trasporta in mondi lontani conducendoci infine sempre all’uomo, a quello che vive da estraneo accanto a noi, ma anche dentro di noi: “Questa è la storia di un giorno di pioggia. Questa è la storia di una barbona che non chiede l’elemosina e di uno zingaro di otto anni, della barista che guadagna con le slot machine e di un facchino africano, ma anche di un vecchio che chiamano Giobbe. Questa è la storia del Cinese, di una madre che fa la zuppa liofilizzata, e di un paio di padri che non conosco il nome. Questa è la storia di una giovane donna che fa la cassiera al supermercato e delle persone che incontra”.  BIGLIETTI:  Intero euro 8- ridotto under 30/over 65 euro 5, info@napoliteatrofestival.it

LUOGHI: Palazzo Reale – Cortile d’onore, piazza Plebiscito 1. www.napoliteatrofestival.it

Martedì 20 giugno per l’Osservatorio del Napoli Teatro Festival Italia, a Palazzo Reale A TESTA SUTTA contro la diversità
722

A TESTA SUTTA contro la diversità

La Sicilia protagonista del testo di Luana Rondinelli, diretto ed interpretato da Giovanni Carta

A Testa Sutta, scrittura originale di Luana Rondinelli, diretta e interpretata da Giovanni Carta è la nuova proposta in scena, martedì 20 giugno, ore 22.30, nel Cortile delle Carrozze di Palazzo Reale per la sezioneOsservatorio del Napoli Teatro Festival Italia.

Palcoscenico è la Sicilia e il siciliano è prevalente lingua di scena. Il paesaggio è quello delle palazzine popolari, “velenose come alveari e fitte di complice vivacità”, che si snodano nel chiasso dei bambini di strada fino a raccontarci di due personaggi opposti ma complementari: u biunnu, bambino buono, affetto dal “candore del cuore”, e suo cugino, il mafiosetto del quartiere, che protegge però l’altro facendosi carico della sua fragilità.

Protagonista del monologo è il giovane Giovanni, biondo e con gli occhi celesti, che racconta delle persone che lo circondano, dal padre (morto prematuramente), alla zia (dal carattere irascibile) al cugino che lo difende dalla sua bontà, segno esteriore di una diversità certa.

A Testa Sutta Giovanni Carta

“L’input principale – sottolinea il regista ed interprete Carta – viene dalla “diversità cromatica” di Giovanni che è un siciliano biondo con gli occhi azzurri in un mondo di neri con gli occhi neri. Oltre questi tratti eccezionali che lo rendono diverso agli occhi di tutti e che di conseguenza lo conducono all’esclusione dal branco, Giovanni è buono,abbunazzato o abbabbasunato (come dice la gente). Il ragazzo è contraddistinto anche da una diversità emotiva, che lo spinge a non sottostare ai meccanismi del branco e della società e a crearsi un altro punto di vista: a testa sutta”.  Giovanni racconta dei giochi da bambino, di quella conta che termina sempre prima, perché fa paura girarsi e non trovare nessuno, non trovare suo cugino, l’unico che da sempre lo aiuta. Ed il racconto di Giovanni si amplia nel descrivere il posto dove vive, una zona sbiadita di Palermo che non accetta gli indifesi, perché “se non sei capace a lottare è meglio non esserci”, e ci accompagna a guardare a testa bassa un mondo che acquista un significato più importante.

L’emarginazione, la diversità, la violenza, l’incomunicabilità, nel testo della Rondinelli (il terzo dopo Taddrarite, pluripremiato al Roma Fringe Festival 2014, e Giacominazza) diventano perle di luce e il paesaggio interiore, ormai libero di potersi affermare, si fa lentamente spazio nel degrado della scena iniziale: “Come dalla terra arida della Sicilia – afferma l’autrice – fiorisce il profumo dei gelsomini, così dal degrado sociale sboccia un piccolo esempio di acerba bellezza, in cui scopriremo che i due personaggi non sono che uno solo e che entrambi sono cresciuti tenendosi metaforicamente la mano, pur osservando la vita da due prospettive diverse sentendola sulla pelle agli antipodi, là dove i piedi e la testa di uno saranno la testa e piedi dell’altro, ma unico resterà il baricentro dei cuori”.  Fondendo elementi dialettali catanesi e palermitani, A testa sutta trova infine una felice sintesi drammaturgica in una lingua, intelligente ed elegante, che armonizza lemmi e fonemi sia dell’italiano che del siciliano. Le musiche sono di Massimiliano Pace, il disegno luci di Massimo R. Beato.

BIGLIETTI: Intero 8 euro; ridotto under 30/over 65 euro 5

biglietteria@napoliteatrofestival.itinfo@napoliteatrofestival.it

LUOGHI: Palazzo Reale – Cortile delle Carrozze, piazza Plebiscito 1

www.napoliteatrofestival.it

 

 

LEVANIA JAM SESSION, MIMMO BORRELLI e la lengua sperduta di MICHELE SOVENTE il 20 giugno al #NapoliTeatroFestival
721

Martedì 20 giugno, dalle 19, a Villa Pignatelli per il Napoli Teatro Festival Italia

LEVANIA JAM SESSION, poi MIMMO BORRELLI e la lengua sperduta di MICHELE SOVENTE

La serata termina con il film Parole Povere di Francesca Archibugi

Nella splendida cornice di Villa Pignatelli, alla Riviera di Chiaia a Napoli, trasformata  in una vera e propria Casa della Poesia, continuano gli appuntamenti con Io e tu e Pagine nascoste, le sezioni di del Napoli Teatro Festival Italia curate daSilvio Perrella che propongono incontri, jam session, reading e proiezioni di film rari dedicati alle grandi personalità della poesia e della letteratura.

Martedì 20 giugno, il programma inizia, alle ore 19, con la jam session intitolata Levania, una rivista di poesia, a cura di Eugenio Lucrezi e Marco De Gemmis, con Paola Nasti ed Enza Silvestrini e l’intervento, anche musicale, dell’attore Tonino Taiuti.  Una serata in cui a prendere la parola saranno Carmine De Falco, Bruno Di Pietro, Emmanuel Di Tommaso, Marisa Papa Ruggiero, Antonio Perrone, Enzo Rega,  i redattori-poeti della rivista, creata a Napoli nel 2011, che trae titolo dall’insula Levania (la Luna, eterna ispiratrice dei poeti) descritta da Keplero nel Somnium.

A seguire, Mimmo Borrelli è il protagonista dell’incontro intitolato Con la lengua sperduta di Michele Sovente. Qui, l’attore e drammaturgo, che nel suo teatro restituisce un’espressività carica di poesia, costruisce la sua performance in omaggio ad un poeta della sua terra (nonché fonte di ispirazione e formazione per Borrelli) prestando, alla sua maniera, corpo e voce alle parole, alla metrica e al suono materico di Michele Sovente.

Alle ore 21.30, sarà la volta del film Parole povere di Francesca Archibugi, nel quale lo sguardo della regista incontra le parole, tutt’altro che povere, di un poeta. Francesca Archibugi, dedica il suo sguardo a Pierluigi Cappello, “alla sua identità sorridente di poeta, restituendo la complessa naturalezza di chi è nato al di qua di questi fogli”. Vita e creazione letteraria, le radici friulane e le testimonianze divertite degli amici, i luoghi e i ricordi, l’ombra scura del 1976 e il profilo verde delle montagne, ed ancora, la sedia a rotelle che spezza la libertà di un sedicenne e disegna la libertà di un uomo. Di un poeta. Di un guerriero mite che abita “fra l’ultima parola detta e la prima nuova da dire”.

Per il periodo della programmazione delle due sezioni del Festival, una libreria tutta dedicata alla Poesia è aperta negli spazi di Villa Pignatelli.  Il costo del biglietto è di 5 euro e consente l’ingresso a Villa Pignatelli, con l’acquisto di un unico ticket è possibile assistere agli incontri di Letteratura, alla proiezione cinematografica e visitare la mostra Costumi da Star della Sartoria Tirelli che accoglie anche la preziosa collezione della Jewel House con un percorso tra decine di  gioielli indossati da Maria Callas, Michelle Pfeiffer, Helmut Berger, entrati nella Storia del Cinema italiano e internazionale.

INFO E PRENOTAZIONI: biglietteria@napoliteatrofestival.itinfo@napoliteatrofestival.it

LUOGHI: Villa Pignatelli – Riviera di Chiaia, 200 .  www.napoliteatrofestival.it

GENESIS 6, 6-7 di e con ANGELICA LIDDELL
720

In anteprima assoluta al Napoli Teatro Festival Italia, sabato 17 al Politeama

GENESIS 6, 6-7 di e con ANGELICA LIDDELL

L’autrice ed attrice spagnola presenta il terzo capitolo della trilogia dedicata all’Infinito

 

Angelica Liddell presenta al Napoli Teatro Festival Italia il terzo capitolo del suo percorso dedicato all’Infinito (dopo Esta breve tragedia della Carne, La Batie Geneve 2015 e Que haré yo con esta espada, al Festival di Avignone 2016), intitolato GENESIS 6, 6-7, in scena, in anteprima internazionale, al Teatro Politeama di Napoli  sabato 17 giugno (alle ore 19.00 ed in replica domenica 18 giugno alle 20.00).

Uno spettacolo che sicuramente conferma la fama della drammaturga e regista spagnola, sempre in grado di suscitare reazioni forti: la Liddell, vincitrice del Leone d’Argento per l’innovazione teatrale, è amata alla follia, talvolta criticata con asprezza. Sta di fatto che è tra le artiste europee della sua generazione maggiormente diffuse (e note) nel mondo delle arti sceniche.

L’ultima creazione della Liddell trae spunto dall’Antico Testamento, come già esplicitato dal titolo, e dall’universo Mitico di Medea, la madre-maga che annienta il frutto della sua stessa creazione, e racconta la perdita e riconquista della bellezza proprio attraverso un atto violento: “Solo la guerra intesa come realtà che annienta – spiega la regista spagnola – ci riporta all’origine, al punto zero dell’esistenza. Nel gesto fuorilegge consiste l’essenza propria della creazione. Creare, nel senso più profondo, è trasgredire tutte le leggi che siamo costretti a rispettare. La prima è non uccidere. Ma l’origine della tragedia si situa sempre in prossimità di un’uccisione. E questo gesto è una trasgressione dell’ordine stabilito dagli dei, creatori in primis del mondo”.

La tragedia a cui si riferisce la regista è la stessa tragedia del Cristianesimo, ossia quella che di un dio creatore e martire allo stesso tempo: Cristo come gli eroi tragici è agnello sacrificale o capro espiatorio in grado di andare incontro alla morte e di far scaturire da quella stessa violenza subita un nuovo ordine di idee, una nuova verità, una Parola più sacra della precedente. L’originale lavoro è intriso di una spiritualità universale, lontana da qualsiasi religione, che fa appello unicamente alla riflessione. Sono messi in scena temi che riguardano l’invisibile, ossia ciò che è oltre l’umano, ma che riguarda anche l’uomo stesso, in quanto pro-creatore di umanità e creatore di spiritualità nell’arte. Nel suo spettacolo la Liddell pone alcune domande fondamentali: “Come possiamo convivere con l’infinito? Che quantità di antichità c’è in ognuna delle nostre nascite e in ogni morte? Che quantità di infinito, ma soprattutto quanta eternità? Lo spettacolo – precisa l’artista – non è una risposta a queste domande, ma la materializzazione dei simboli che queste domande scatenano nell’inconscio”.

In scena gli attori della Compagnia Atra Bilis Teatro, ovvero Yury Ananiev, Juan Aparicio, Tania Arias Winogradow, Itziar Barriobero, Sarah Cabello Schoenmakers, Paola Cabello Schoenmakers, Lola Cordón, Angelica Liddell, Sindo Puche, Aristides Rontini.

Prodotto dalla Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia, Iaquinandi SL in coproduzione con Teatros del Canal (Madrid), Humain trop humain – CDN Montpellier, con il sostegno di Comunidad de Madrid, produzione e il coordinamento in Italia Aldo Miguel Grompone, lo spettacolo, sopratitolato in italiano, utilizza  varie lingue (spagnolo, russo, ebraico) e, per la complessità dei temi affrontati,  è sconsigliato ai minori di 18 anni.

Il 18 giugno alle ore 23.00, al Cortile delle Carrozze di Palazzo Reale, è prevista la proiezione del documentario di Manuel Fernandez-Valedés sul lavoro della Liddell. ANGÉLICA [una tragedia] è prodotto da Ordenpropia e messo a disposizione del festival dall’Istituto Cervantes di Napoli. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti disponibili. Il biglietto d’accesso si può ritirare al botteghino la sera stessa dell’evento, a partire da ore prima dell’inizio.

 

BIGLIETTI:  Intero euro 8- ridotto under 30/over 65 euro 5

biglietteria@napoliteatrofestival.itinfo@napoliteatrofestival.it

LUOGHI: Teatro Politeama – via Monte di Dio, 80

www.napoliteatrofestival.it

 

cast e crediti

GENESIS 6, 6-7

testo, regia, scenografia, luci e costumi Angelica Liddell
con Yury Ananiev, Juan Aparicio, Tania Arias Winogradow, Itziar Barriobero, Sarah Cabello Schoenmakers, Paola Cabello Schoenmakers, Lola Cordón, Angelica Liddell, Sindo Puche, Aristides Rontini
Compagnia Atra Bilis Teatro
capotecnico David Benito
assistenti luci David Benito, Optavio Gómez
suono Vincent Lemeur
direttore di scena Roberto Ballinelli
assistente di produzione Borja Lopez
direttore di produzione Gumersindo Puche
spettacolo in lingue Spagnolo, Russo, Ebraico
produzione Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia, Iaquinandi SL
in coproduzione con Teatros del Canal (Madrid), Humain trop humain – CDN Montpellier, con il sostegno di Comunidad de Madrid
produzione e coordinamento in Italia Aldo Miguel Grompone

 

Teatro Politeama
17 giugno, ore 19
18 giugno, ore 20
durata 1h 15 min

spettacolo sconsigliato ai minori di 18 anni

PRINCIPLES IN ACTING- Laboratorio per il NTF
719

PRINCIPLES IN ACTING-
a cura di Tomi Janežič
coordinamento organizzativo Anna Maria Monteverdi
Il laboratorio è a titolo gratuito in lingua italiana

Teatro Sannazaro
Dal 19 al 25 giugno

Tomi Janežič, pluripremiato regista e docente sloveno – una delle voci più interessanti della nuova generazione di artisti dei Balcani – propone un workshop basato sullo psicodramma quale piattaforma per le diverse tecniche creative dell’attore e i molteplici princìpi sui quali si basano. I partecipanti selezionati hanno modo di esplorare le proprie specificità e potenzialità nei/dei processi creativi. Dall’altra parte, il laboratorio sperimenta l’applicazione di tecniche psico-drammatiche direttamente sul testo e sul personaggio teatrale.

https://www.napoliteatrofestival.it/s…/principles-in-acting/

AL VIA IL NAPOLI TEATRO FESTIVAL diretto da RUGGERO CAPPUCCIO
714

Iniziata la decima edizione, diretta da Ruggero Cappuccio e organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival, presieduta da Luigi Grispello.

 Si comincia in Piazza Plebiscito, lunedì 5 giugno (dalle ore 21.30) con LUCE DEL SUD, il concerto di FRANCO BATTIATO, con l’Electric Band e gli archi della Symphony Orchestra, diretti da CARLO GUAITOLI, in una serata che accoglie gli interventi poetici di FABRIZIO GIFUNI, MIMMO BORRELLI, IMMA VILLA e le suggestioni visive dell’artista ANTONIO BIASIUCCI.  Il Festival, fino al 10 luglio, proporrà in undici sezioni 155 appuntamenti. Decine di debutti in prima assoluta a partire da quelli di ANGELICA LIDDELL, DIMITRIS PAPAIOANNOU, JAN FABRE.

 Il NAPOLI TEATRO FESTIVAL ITALIA giunge alla sua decima edizione. Organizzato dalla Fondazione Campania dei Festival, organismo in house della Regione Campania presieduto da Luigi Grispello, è diretto da Ruggero Cappuccio. Inizierà il prossimo 5 giugno e proseguirà fino al 10 luglio proponendo nei 36 giorni di programmazione 155 appuntamenti che si realizzeranno in 40 spazi della regione. 57 saranno gli spettacoli – tra prosa e danza –  43 i concerti, 10 i laboratori sulle Arti Sceniche, distribuiti in undici sezioni.

Dagli spettacoli Internazionali a quelli Italiani, attraversando Danza, Musica, Cinema, Letteratura, Formazione, Mostre, ed ancora la sezione SportOpera che racconta della passione dei grandi scrittori per il tema dell’agòne, i Progetti Speciali, fino alla sezione Osservatorio che darà spazio a compagnie di grande valore sostenendole nel processo produttivo.

“Un’edizione speciale – sottolinea il Presidente Luigi Grispello – costruita con grande maestria dal direttore artistico in occasione del decimo anno del Festival. Una manifestazione che si è affermata in questi anni quale straordinario strumento di valorizzazione e promozione di tante realtà artistiche della nostra Regione e del nostro Paese, favorendo la crescita culturale del nostro territorio attraverso l’incontro tra espressioni delle Arti della Scena provenienti da ogni parte del mondo. Un risultato che è frutto del lavoro costante di un team di professionisti che, giorno dopo giorno, costruisce il Festival”.

La decima stagione parte con i migliori auspici, forte di un interesse diffuso e ampio, che trova riscontro nelle molteplici attestazioni pubbliche fin qui rivolte da tantissimi artisti ed operatori, nazionali ed internazionali al progetto posto in essere da Ruggero Cappuccio.  Di questi giorni anche la notizia dell’EFFE Label, il riconoscimento internazionale dell’EFA – Associazione Europea dei Festival (che mette in rete ben 39 Paesi), che inserisce il Napoli Teatro Festival Italia tra gli eventi “degni di nota” in Europa.

Il Festival inizia in Piazza Plebiscito, lunedì 5 giugno (dalle ore 21.30) con LUCE DEL SUD, il concerto di FRANCO BATTIATO, in scena con la sua Electric Bande con gli archi della Symphony Orchestra, diretti da CARLO GUAITOLI, in una serata che accoglie gli interventi poetici di FABRIZIO GIFUNI, MIMMO BORRELLI, IMMA VILLA e le suggestioni visive delle immagini, inedite, dell’artista ANTONIO BIASIUCCI.

Un evento imperdibile, gratuito, in un luogo simbolo della città, a pochi passi dal Palazzo Reale, che questo anno è sede principale della programmazione, con un musicista che è prima di tutto un poeta, conosciuto nel mondo per l’intensità delle sue ballate, spirituali ed etniche insieme.

“Franco Battiato – sottolinea Ruggero Cappuccio – apre la decima edizione con Luce del Sud che è sintesi di una straordinaria cerimonia musicale, poetica e visiva. La potenza espressiva del maestro Battiato, racconta la radiosa bellezza della sua ricerca spirituale. I grandi classici della sua produzione, fino al misticismo degli ultimi lavori, danno vita ad un viaggio intorno alla natura dell’essere. La saggezza inesausta delle civiltà che hanno sposato le terre del Sud rifiorisce nella ricerca musicale dell’autore catanese, incrociando le parole di Auden, Giambattista Vico e Ingeborg Bachmann, attivate da Fabrizio Gifuni, Mimmo Borrelli e Imma Villa. Testi vivi, scelti in un repertorio che racconta del Mediterraneo; interventi recitati che fanno da contraltare alle canzoni di Battiato. Il linguaggio visivo del concerto è segnato dalle immagini di Antonio Biasiucci, che del Sud e della luce ha fatto ragioni della sua Arte”.

Un evento in cui tutti sono invitati alla pari, senza distinzioni.

“Assisterò – sottolinea Ruggero Cappuccio – tra il pubblico e con me tutto lo staff della Fondazione Campania dei Festival, straordinari compagni di viaggio nella costruzione di un processo di innovazione culturale teso a potenziare un dialogo con l’Italia e l’Europa. Per Luce del Sud abbiamo previsto un settore riservato nella splendida Piazza del Plebiscito destinato alle associazioni, ai volontari, alle cooperative sociali che operano sul nostro territorio, insomma a spettatori che un posto in prima fila non l’hanno mai avuto”.

Da qui prende il via una lunghissima edizione che, fino al 10 luglio, accoglierà decine di debutti in prima assoluta a partire da quelli di ANGELICA LIDDELL(con “Genesi 6, 6-7”, terzo capitolo del suo lavoro sull’Infinito il 17 e 18 giugno al Teatro Politeama), di DIMITRIS PAPAIOANNOU (che presenta “The Great Tamer”, il 23 e 24 giugno a Napoli, dopo la prima mondiale del 24 maggio ad Atene, unica tappa italiana e tra le prime di una lunga tournée internazionale che prosegue poi a Barcellona, Madrid, Avignone, Seoul), di JAN FABRE ( con “Belgian Rules”, in anteprima assoluta l’1 e 2 luglio, poi a Vienna, Roma, Siviglia, Amsterdam, Anversa).

Angélica Liddell

Undici sezioni di un Festival costruito sulle nuove creazioni di tantissimi autori, registi, attori, musicisti, da Roberto Andò, a Luca Barbareschi, Stefano Massini, Alessandro Preziosi, Fabrizio Gifuni, Luca Zingaretti, Alfonso Santagata, Antonio Capuano, Enzo Moscato, Cristina Comencini, Lina Prosa, Mimmo Borrelli, Roberto Herlitzka, Andrea Renzi, Enzo Avitabile, Peppe Servillo, i Solis String Quartet, l’Orchestra di Piazza Vittorio, Ambrogio Sparagna, l’Ensemble Berlin, Licia Maglietta, Luciano Saltarelli, Andrea De Rosa , Cristina Donadio, Giuseppe Sollazzo, Pino Carbone, Ascanio Celestini, Ennio Fantastichini, Iaia Forte, Antonella Stefanucci, Laura Curino, Simone Derai, Rosalba Di Girolamo, Gea Martire, Teresa Saponangelo, Fulvio Cauteruccio, Sara Bertelà, Massimo Luconi, Rocco Papaleo, Mario Gelardi, Renato Salvetti, Angela Pagano, Andrej Longo, Marcello Cotugno, Gennaro Cimmino, Marcello Colasurdo, Elena Bucci, solo per fare qualche esempio.

“Napoli – sottolinea Ruggero Cappuccio – è la terra di Vico, di Croce, di Caccioppoli, di Roberto De Simone, e di tanti ancora. Non esiste altro luogo al mondo in cui autori di altissimo livello sono stati anche indimenticabili attori, come Viviani, Eduardo, Petito. È il Teatro che contiene i Teatri. La decima edizione del Festival sarà un viaggio intorno alle culture teatrali di Napoli, dell’Italia e del mondo, una ricerca della necessità di consapevolezza che presiede all’arte della scena. Per approfondire quanto il valore del sapere antico trovi la sua più affascinante gemmazione nella instancabile capacità di rinnovamento e di rinascita”.

Particolarmente significativo lo spazio destinato alla sezione dedicata alla Formazione, che sintetizza uno dei nodi centrali dell’edizione 2017 del Napoli Teatro Festival Italia ovvero il rapporto tra i Maestri e i giovani talenti, l’incontro tra i linguaggi e le generazioni unite nella necessaria e vitale trasmissione dei saperi. Eimuntas Nekrosius, Peter Brook e Marie-Hélène Estienne, Tomi Janežič, saranno a Napoli per condividere la loro arte con giovani artisti della regione e, allo stesso modo, Bruno Leone, Maurizio Capone, Laura Curino, Elena Bucci, Enzo Marangelo, Andrea Renzi, Spiro Scimone e Francesco Sframeliavvieranno qui i loro laboratori con giovani allievi italiani e stranieri (saranno 190 in tutto) così da favorire “il vitale corto circuito tra saperi provenienti da mondi diversi”.

Tomi Janezic

 

La sezione cinema si svolgerà in collaborazione con il Festivaletteratura di Mantova allineando film mai distribuiti in Italia dedicati alle figure dei grandi scrittori del mondo. La sezione Mostre proporrà “Costumi da Star”, l’esposizione di costumi per il cinema, il teatro e la lirica realizzata da grandi artisti italiani quali Piero Tosi, Maurizio Millenotti, Gabriella Pescucci e Carlo Poggioli, ma anche “Epifanie 02” una mostra-installazione risultato della seconda edizione del “laboratorio irregolare” di Antonio Biasiucci.

 

Uno degli obiettivi principali del Festival 2017 è rappresentato dalla riunificazione delle arti in una visione interdisciplinare della comunicazione tra esseri umani. In questo senso è da leggere la collaborazione con l’artista Mimmo Paladino, che ha progettato il catalogo e i materiali promozionali, mirando a che essi stessi siano oggetti d’arte, oltre che elementi informativi.

Tra i progetti speciali del NTFI 2017 si segnalano le provocazioni di “ATTORI IN VETRINA”, il “GLOB(E) AL SHAKESPEARE” che trasforma in teatro elisabettiano gli spazi del Teatro Bellini di Napoli per accogliere, tra tragedie e commedie, sei titoli di Shakespeare diretti da Andrea De Rosa, Giuseppe Miale Di Mauro, Gabriele Russo, Francesco Saponaro, Serena Sinigaglia, Emanuele Valenti, ed ancora, un “ANFITEATRO URBANO DI PERIFERIA” a San Giovanni a Teduccio per mettere in scena la commedia “Gli onesti della banda” liberamente tratta da testi di Mario Scarpetta ed Age e Scarpelli.

 

Il teatro Politeama, il teatro Bellini, il teatro di San Carlo, Villa Pignatelli e Palazzo Cellamare, oltre al Palazzo Reale ma anche alla periferia di San Giovanni a Teduccio (dove opera il collettivo del Nest), sono alcuni degli altri spazi prescelti per enucleare l’intero programma della decima edizione del Festival che informerà le altre principali città della Campania con specifiche produzioni tematiche: Salerno sarà associata al tema dell’acqua, Benevento a quello del fuoco, Caserta a quello dell’aria, Avellino a quello della terra.

 

Il Napoli Teatro Festival Italia si pone come organismo di crescita culturale e sociale. In tal senso favorirà la partecipazione del pubblico attraverso un’oculata politica di prezzi che propone un biglietto ad 8 euro, un ridotto a 5 per gli under 30 e la gratuità per alcune categorie sociali. Programma, schede dei singoli spettacoli ed informazioni al sito: www.napoliteatrofestival.it

Tomi Janezic al Napoli Teatro Festival 2017 con un workshop gratuito per attori.
698

PRINCIPLES IN ACTING

Laboratorio a cura di Tomi Janežič

Il laboratorio è a titolo gratuito e sarà svolto in lingua italiana.

Teatro Sannazaro
Dal 19 al 25 giugno

Il workshop tenuto da Tomi Janežič, una delle voci più interessanti della nuova generazione di artisti dei Balcani, si basa sulla tecnica dello psicodramma quale piattaforma per le diverse tecniche creative dell’attore (e i diversi princìpi sui quali si basano). I partecipanti selezionati potranno esplorare le proprie specificità e potenzialità nei/dei processi creativi. Dall’altra parte il workshop esplora l’applicazione di tecniche psico-drammatiche al lavoro sul testo e sul personaggio teatrale.
Si porrà l’accento sull’uso dello psicodramma quale strumento per superare le barriere personali e relazionali, e le resistenze che si possono presentare quando ci confrontiamo con compiti creativi e quando esploriamo i princìpi basilari della recitazione in diversi sistemi recitativi che sono percepiti come opposti; il focus si basa su esempi tratti dal metodo di Strasberg e di Cechov, introducendo l’applicazione delle tecniche dello psicodramma al processo creativo della recitazione (uso creativo della teoria del ruolo, analisi attiva e creativa per esplorare la vita di un personaggio, le sue relazioni, le situazioni gli eventi, le circostanze date).

Avvisi per artisti

http://www.balcanicaucaso.org/aree/Slovenia/La-Repubblica-teatrale-di-Tomi-Janezic-175684

Tomi Janezic e Anna Monteverdi a Lubjana settembre 2016. Accademia AGRFT