ENJOY FORGETTING: Masbedo a Massa Palazzo Ducale sabato 18 marzo

annamaria monteverdi/ marzo 14, 2017/ DIGITAL PERFORMANCE, Mostre/Spazi allestimento, video, videoarte

Liberamente ispirata ad una frase di David Byrne, a sua volta citata in una delle opere in mostra, Enjoy Forgetting presenta 7 lavori video di artisti internazionali tra più interessanti nel panorama contemporaneo tra cui il duo di videomaker MASBEDO.

MASBEDO Handle with care

Ognuna con le sue peculiarità, tecniche e contenutistiche, le opere sono velatamente accomunate dalla ricerca degli artisti di dare un senso alla storia, agli avvenimenti contemporanei o anche solo dalla riflessione sulla coscienza dello scorrere del tempo. Dalla denuncia alla amara presa coscienza, dall’ironia alla poetica disillusione, i sette artisti invitati generano ognuno a proprio modo delle forti emozioni nello spettatore.

http://www.lagazzettadimassaecarrara.it/cultura/2017/03/da-sabato-a-palazzo-ducale-la-mostra-enjoy-forgetting/

 

Gli artisti sono:

MASBEDO, Nicolò Massazza (Milano 1973) e Iacopo Bedogni (Sarzana 1970)

Eulalia Valldosera (Barcellona, Spagna 1963)

Raffaela Mariniello (Napoli 1961)

Nasan Tur (Offenbach Germania 1964)

Francesco Jodice (Napoli 1965)

Igor Grubic (Zagabria, Croazia 1969)

Filippo Berta (Bergamo 1977)

1 Filippo Berta, Homo Homini Lupus, 2011, 3’, Courtesy l’artista

In una desolata distesa dall’aspetto lunare un branco di lupi si contende una bandiera come fosse l’unica fonte vitale provocando una lotta dissennata e convulsa. Il feticcio centrale simbolo trasversale di identità e di potere viene eroso in pochi attimi dalla ferocia brutale delle fiere allegoria ancestrale di un’umanità irrazionale e violenta. Rifacendosi dichiaratamente alle teorie di Hobbes secondo cui a determinare le azioni dell’uomo sono soltanto l’istinto di sopravvivenza e di sopraffazione, Berta restituisce un quadro spietato dell’Italia di oggi.

Filippo Berta è nato a Treviglio (Bergamo) 1977, vive a Milano. Nel 2015 ha vinto il MIA Foundation Award, Bergamo, nel 2014 il Premio Maretti all’Avana, Cuba ed è stato finalista al Talent Price di Roma. Ha esposto al MOG Museo di Arte Contemporanea, Goa (2016, India), al MSU Museo di Arte Contemporanea, Zagabria (2016, HR), alla Galleria Civica di Danzica (2015, PL), Museo dell’Architettura e del Design della Slovenia, Ljubljana (2014, SI), Museo Jonkopings Lans (2013, SE), al Museo di Pori (2013, FI), alla Museo Civico di Brema (2013, DE), al Museo MADRE di Napoli (2012). Ha partecipato alla IV Biennale di Thessaloniki (2013, GR), alla III Biennale di Mosca – Young Art (2012, RU), Biennale di Praga V Edizione (2011, CZ). Residenze per artisti: Fondazione Ratti di Como (2012), Careof , Milano (2011), Fondazione Spinola Banna, Torino (2009). Nel 2008 è tra i vincitori della IV Edizione del Premio Internazionale della Performance, Galleria Civica di Trento.

2 MASBEDO tracce della performance del 18 Marzo

MASBEDO è un duo artistico basato a Milano composto da Nicolò Massazza (1973, Milano) e Jacopo Bedogni (1970, Sarzana). Il linguaggio privilegiato della video arte è frutto di un percorso artistico multidisciplinare e trasversale che li vede partecipi in differenti collaborazioni artistiche con scrittori, musicisti, attori di cinema e teatro tra cui Michel Houellebecq, Marlene Kuntz, Juliette Binoche. Tema centrale della ricerca dei MASBEDO è la natura: una natura primitiva, primordiale, inospitale in duetto continuo con l’uomo. L’unione tra grammatica estetica, onirica e raffinata, e un linguaggio narrativo iper reale sottolinea l’inesorabile incomunicabilità umana. Nel 2015 hanno realizzato il loro primo lungometraggio The Lack presentato al Festival del Cinema di Venezia. I loro lavori sono stati esposti in numerosi musei e festival italiani ed internazionali tra cui Leopold Museum di Vienna, il Castello di Rivoli e la Fondazione Merz di Torino, RomaEuropaFestival, Padiglione Italia 53°Biennale di Venezia e sono in importanti collezioni tra cui GAM di Torino, MACRO di Roma, DA2 Museo di Arte Contemporanea di Salamanca, CAAM Centro Atlantico di Arte Moderna di Las Palmas, Junta de Andalucia, Tel Aviv Art Museum.

3 Eulalia Valldosera, Dependencia mutua, 2009, 2 Video monocanale, 6’/4’30’’, Courtesy Studio Trisorio, Napoli

Nel doppio video Dependencia mutua l’artista, come spesso nella sua ricerca, indaga i rapporti dialettici tra servo e padrone, in questo caso interpretati da donna di origini ucraine, testimone di un triste fenomeno di umile immigrazione nel nostro paese, e da una scultura romana dell’Imperatore Claudio conservata nel Museo Archeologico di Napoli. Ad una lettura più approfondita scopriamo che la donna è la collaboratrice domestica della sua gallerista e che Valldosera invitandola quale protagonista del suo lavoro cortocircuita il rapporto di dipendenza tra le due donne catapultandola in un altro contenitore d’arte, il Museo appunto, in cui naturalmente non era mai entrata, ed affidandole il delicato compito di prendersi cura del passato.

Nelle sue installazioni multi-mediali l’artista esplora le relazioni tra identità, corpo e potere, con particolare riferimento alle rappresentazioni sociali che ne dipendono. Le opere dell’artista indagano le radici storiche, sociali, culturali e antropologiche che, nei secoli, hanno condizionato tanto la definizione dei ruoli sociali quanto la loro percezione collettiva. Ha esposto in diversi musei e gallerie internazionali fra cui il Reina Sofia di Madrid, il Museo d’Arte Contemporanea di Montreal e il PS1 di New York. Ha partecipato alla Biennale di Lione (2009), alla Biennale di San Paolo (2004), alla Biennale di Venezia (2001), alle Biennali di Johannesburg e Istanbul (1997), allo SkulpturProjects di Münster, alla Biennale di Sidney (1996).

4 Igor Grubic, Monumen,2015, 44’,Courtesy l’artista

Monument è un documentario poetico-sperimentale composto da una serie di nove ritratti di imponenti memoriali di cemento antifascisti commissionati dalla Ex Jugoslavia. Durate la guerra degli anni ’90 nei Balcani questi “guardiani della storia”, costruiti per onorare le vittime della II Guerra Mondiale, sono stati in parte distrutti perché percepiti come meri monoliti di un’ideologia comunista superata. Il tentativo di cancellare queste costruzioni è alla base di questo lavoro che punta dunque a rileggerne nella storia l’eco della questioni politiche nei Balcani. L’artista sottolinea l’inaspettata fragilità di queste strutture monumentali riprendendole in uno scenario naturale di passaggio, di cambio stagionale, evidenziando metaforicamente anche il ruolo e la ciclicità della natura che è stata testimone di una serie di traumi e di cambiamenti radicali. In una atmosfera quasi spirituale l’artista lascia che i monumenti si raccontino da soli innescando allo stesso tempo un interrogativo sul valore ed il senso del monumento oggi.

Igor Grubić (Croazia 1969) è noto per il suo attivismo politico e morale e per le sue operazioni negli spazi pubblici, spesso nati in un’atmosfera misteriosa di anonimato, che mirano a generare nuovi significati come la serie 366 Liberation Rituals (2008) o Black Peristyle (1998). Attivo dagli anni 90 il suo lavoro include performance, fotografia e video e dal 2000 inizia a lavorare anche come produttore. I suoi lavori sono stati esposti in numerose rassegne ed istituzioni internazionali tra cui Manifesta 4, Francoforte; Tirana Biennale 2; 50.October Salon Belgrade; 11. Istanbul Biennial; Manifesta 9, Genk, Gwangju Biennale 20th; ‘Zero Tolerance’, Moma PS1, New York, Palais de Tokyo, Parigi. In Italia tra le altre ha partecipato a Present Future ad Artissima nel 2001 e alle mostre Il Piedistallo vuoto e Gradi di Libertà rispettivamente al Museo Civico Archeologico e al Mambo di Bologna in 2014 and 2015.

5 Raffaela Mariniello, Still in life, 2013, 13’, Courtesy Studio Trisorio, Napoli

Racconto silente e struggente girato pochi giorni dopo il disastroso incendio che devastò La Città della Scienza di Napoli, ubicata nella ex zona industriale di Bagnoli. Il video rappresenta il contributo dell’artista all’opera di ricomposizione delle immagini e dei simulacri di ciò che restava tra le macerie del Science Center napoletano, fiore all’occhiello della città ed oggi fardello inconcluso come tutta l’area limitrofa.

Raffaela Mariniello è nata a Napoli nel 1965. Tra le più note fotografe del nostro territorio, la sua ricerca è rivolta a tematiche sociali e culturali, con un’attenzione particolare alla trasformazione del paesaggio urbano e al rapporto tra l’uomo i luoghi che abita. Ha partecipato a numerose mostre collettive in Italia e all’estero, tra cui la XII Quadriennale d’arte di Roma, la VIII Biennale di Fotografia di Torino, la XI Biennale di Architettura di Venezia, il Festival della Fotografia di Roma, e ha esposto tra gli altri al MOCA di Shangai, Museo MAXXI di Roma, al Museo MADRE, Napoli.

6 Francesco Jodice, Atlante, 2015, film 9’, Courtesy Michela Rizzo Venezia

Con Atlante Francesco Jodice ci introduce in un percorso temporale del secolo breve costruito con un flusso di materiale di repertorio. La magnetica carrellata di immagini e citazioni, con la tecnica del found footage, è allo stesso tempo una riflessione sulla storia delle immagini in movimento, dalla pellicola al super8 al VHS. Ritraendo l’Atlante Farnese in un epico piano sequenza, l’artista erge a simbolo dello squilibrio il mitologico titano condannato a sorreggere sulle spalle per l’eternità il peso delle costellazioni e dunque della storia dell’umanità. Il video testimonia l’interesse dell’artista sulla “possibilità della durata di queste insostenibili sproporzioni dovute a un ineludibile perdurare delle disuguaglianze”. (F.J.).

Francesco Jodice è nato a Napoli nel 1967. Vive a Milano. La sua ricerca artistica indaga i mutamenti del paesaggio sociale contemporaneo, con particolare attenzione ai fenomeni di antropologia urbana e alla produzione di nuovi processi di partecipazione. I suoi progetti mirano alla costruzione di un terreno comune tra arte e geopolitica, proponendo la pratica artistica come poetica civile. Insegna al Biennio di Arti Visive e Studi Curatoriali e al Master in Photography and Visual Design presso NABA – Nuova Accademia di Belle Arti di Milano e alla Scuola Holden di Torino. È stato tra i fondatori dei collettivi Multiplicity e Zapruder. Ha partecipato a grandi mostre collettive come Documenta, la Biennale di Venezia, la Biennale di Sao Paulo, la Triennale dell’ICP di New York, e ha esposto al Castello di Rivoli, alla Tate Modern di Londra e al Prado di Madrid. Tra i suoi progetti principali ci sono l’atlante fotografico What We Want, l’archivio di pedinamenti urbani The Secret Traces e la trilogia di film sulle nuove forme di urbanesimo Citytellers. I suoi lavori più recenti – Atlante, American Recordings e Sunset Boulevard esplorano il futuro dell’Occidente.

7 Nasan Tur, Magic, 2013, Hd video, 14’, Courtesy Blain|Southern e l’artista

Con un plot narrativo di estrema semplicità, il primissimo piano della mani di un mago, Magic è un video ironico e amaro. L’artista, col magistrale sarcasmo che lo caratterizza, rappresenta con piglio ludico l’ignobile predisposizione dell’uomo all’illusione, al cedere alla propaganda, al voler affidare pigramente e acriticamente il proprio giudizio a quanto ci viene “magicamente” imboccato dai sistemi di potere tra cui in primis i media.

Nasan Tur è nato a Offenbach Germania nel 1974, vive a Berlino. Graffiante e a tratti ironico il suo lavoro di riflette il contesto sociale e geopolitico da cui nasce. L‘artista di origini turche realizza installazioni e video che indagano le ideologie politiche, i messaggi subliminali e i simboli del potere – come del dissenso – che trova direttamente nel paesaggio urbano e nel milieu antropologico che lo circonda. Con un linguaggio eclettico e ludico mette a nudo i limiti della comunicazione e la fragilità della percezione manipolando ciò che la realtà offre direttamente allo sguardo. Le più recenti mostri personali sono: Running Blind, Kunst Haus Wien, Vienna, Austria, (2016), Nasan Tur: L’ombra Della Luce, Musei di Villa Torlonia, Rome, Italy (2015); Kunstraum Innsbruck, Innsbruck, Austria (2014). I suoi lavori sono stati esposti in importanti mostre internazionali tra cui: ISTANBUL: PASSIONE, GIOIA, FURORE, Fondazione MAXXI, Rome (2015); Creating Common Good, Kunsthaus Wien, Vienna (2015); Gradi di Libertà, MAMbo, Museo d’Arte Moderna di Bologna, Bologna (2015), Martin-Gropius-Bau, Berlin, DE (2015); Stand Up!,Centre Pompidou, Paris, France (2015); 6th Taipei Biennial, Taiwan (2008); 10th Istanbul Biennial, Istanbul, Turkey (2007).