Le fotografie al rallentatore di Fabio Mignogna: la violenza sulle donne e il silenzio di fondo della società
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Veronica D'Auria/ agosto 2, 2018/ alma artis, fotografia

Viene da inginocchiarsi davanti alle foto di Fabio Mignogna come atto devozionale di fronte alla spiritualità che emana lo scatto che sta raccontando un atto violento contro la donna e che produce non solo rabbia e angoscia, ma anche un sentimento di umana compassione per la vittima innocente. Il percorso fotografico è lungo come quello che impone la pittura con cui queste foto si apparenta strettamente: posa, luce, eliminazione del “rumore di fondo”. Concentrazione del gesto e dello sguardo della modella dritto in camera, identificazione del momento giusto, e poi lo scatto.

La fotografia nella bella mostra Seven Million presente all’Accademia Alma Artis di Pisa, è l’arte di trasformare il volto di ognuno di noi in Madonne violate e i numeri statistici in corpi arresi. Una fotografia che usa la luce come una pittura a olio, e che racconta quei fatti di cronaca che non vorremmo sentire sussurrandoli alla luce di una candela, con i volti che bucano il buio, con il biancore accecante di un asciugamano o i luccichio del monile, passando all’emozione interiore di chi osserva e a cui non è dato di sapere nulla del soggetto. Le immagini ci chiedono di fermarci e osservare quel dettaglio sul corpo che nasconde una violenza inimmaginabile perché sta intorno a noi, coperta dal silenzio complice di una comunità. Nessuna fotografia della crudeltà: capiamo che i lividi sono stati ricreati ad arte col make up. Non avremmo sopportato la vista se avessimo saputo che quei segni sui corpi giovani fossero stati davvero autentici. La fotografia compone e ritrae ciò che atterrisce passando silenziosamente attraverso la soglia emozionale, chiedendo rispetto per la vita, la cui violazione è quella umanità persa dentro le mura domestiche. Osservare è anche agire, a questo non possiamo sottrarci.Ce lo chiedono 7 milioni di vittime.

Anna Maria Monteverdi

FABIO MIGNOGNA