Masbedo firma la prima copertina video del Corriere della Sera_La lettura
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annamaria monteverdi/ Febbraio 2, 2014/ NEWS

Si intitola THE WORKERS l’ultima opera video del duo MASBEDO, acronimo dal nome dello spezzino Jacopo Bedogni  e Nicolò Masazza ed è la prima copertina multimediale per l’inserto LA LETTURA del Corriere della Sera.

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http://video.corriere.it/the-workers/d8c8b288-8a90-11e3-aecc-b2fa07970b97

Un’opera intensa e senza interpreti in carne ed ossa, girato come già Glima, Kreppa Babies, Teorema di Incompletezza e Ash, in Islanda. Due tute da operai collocate dietro un furgoncino, svuotate di corpi, quindi senza contenuto, sono in balia dell’aria che viene soffiata dentro. Sullo sfondo, i monti innevati e desolanti dell’Islanda. Dura meno di tre minuti e come per altre opere di Masbedo per il MAxxi di Roma o per la Biennale di Venezia, raccontano una storia senza parole, nell’evidenza di una metafora precisa e dura. Il significato lo spiegano proprio gli autori: è l’immagine degli artisti nella precarietà degli eventi, nel dramma di trovarsi in una condizione di instabilità permanente.

Al centro dell’umanesimo tecnologico dei Masbedo tematiche universali, drammi esistenziali: atmosfere cupe e avverse avvolgono uomo e donna in eterno conflitto. Come Amleti irrequieti, vaganti nel vuoto pneumatico di una condizione tragica, evocata nella sua abissalità da una camera iperbarica o da interminabili silenzi, i protagonisti vivono distillandosi l’ossigeno per una rinascita, o almeno, per una via di fuga. Le ambientazioni dei video dei Masbedo (Schegge d’incanto in fondo al dubbioTogliendo tempesta al mare, Distante un padre) grondano potenti metafore esistenziali: le vette impervie e le cime innevate del Monte Bianco, le grandi profondità marine, il mare in tempesta della Francia del Nord, il paesaggio glaciale e vulcanico dell’Islanda non sono altro che potenti e drammatiche istantanee interiori, un veritiero e scomodo specchio dell’anima; dentro questo panorama desolato un uomo e una donna nella solitudine più sfrenata ma anche nella resistenza più accanita, sono intenti in quella lotta quotidiana nel “gran mare dell’essere” (come scriveva Giacomo Leopardi).

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