Videomapping: il Metodo NuFormer
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annamaria monteverdi/ Gennaio 4, 2014/ DIGITAL PERFORMANCE, NEWS

Intervista a Rob Delfgaauw/NuFormer in collaborazione con Enzo Gentile

Pubblicato su Digimag

Le superfici proiettabili delle metropoli sono diventate le facciate dei grandi palazzi. Abbiamo intervistato Nu Former società olandese che ha diffuso in tutto il mondo la modalità spettacolare di mapping e proiezione video 3D su edifici tale da rispecchiare perfettamente i volumi esistenti e alterare la percezione dell’oggetto statico da parte del pubblico. Spettacoli, campagne pubblicitarie, grandi eventi. Il loro video promo Projection on Buildings da una originale video-live performance con i palazzi che sembrano sfaldarsi sotto gli occhi del pubblico o riempirsi di palline colorate, ha fatto il giro del web. Lo stile NuFormer prende campo e fa scuola.

nuformer_450Biosensori, sistemi acustici, magnetici, ottici, elettromeccanici di motion capture, messaggi MIDI: con i nuovi media si assiste a una performance live dell’attore-danzatore con la macchina “processore di media” (Lev Manovich) e con il corpo usato come hyper instrument, visto che il performer può gestire in modo interattivo e in tempo reale con il solo movimento, input provenienti da diverse periferiche e animare oggetti, ambienti, grafica, immagini, suoni, personaggi 3D. Assistiamo così alle più svariate tecnomutazioni digitali dell’attore e contestualmente anche a quelle della scena, che indossa gli attributi altrettanto proteiformi e metamorfici della maschera elettronica: trame di luci, landscape visuali e sonori, schermi trasparenti che accolgono corpi e immagini senza soluzione di continuità, dispositivi digitali interattivi che sollecitano livelli diversi di percezione, strategie spaziali immersive per soddisfare un’esigenza di mobilità, prossimità e azione del pubblico rispetto all’evento. Ambienti “reattivi” ed “esecutivi”, virtuali e “intelligenti”, vanno a configurare un nuovo spazio teatrale: non più luogo neutro contenitore di eventi, ma spazio sensibile, estensibile, modellante e modulabile.

La scena contemporanea ha sviluppato insolite modalità di proiezione su superfici diverse. Si ricerca l’effetto sfumato ed evanescente dell’immagine nascondendone la cornice schermica: proiezioni su superfici sferiche e mobili (come già in Intolleranza 1960 di Josef Svoboda e Luigi Nono), su doppio velo di tulle con l’attore reale incastonato in mezzo, (come nel concerto scenico Cos’è il fascismo e per il reading multimediale Qual è la parola di Giardini Pensili). Pannelli mobili e proiezioni su materiali dalla trama sottile che si lascia trapassare dalla luce e che mostrano immagini vaghe, memorie video di forme archetipiche sono quelle delle Crescite della Tragedia Endogonidia della Socìetas Raffaello Sanzio per mano di Carloni e Franceschetti; perfino proiezioni non più su superfici piane ma sullo spazio, su elementi naturali e gassosi come l’aria e l’acqua vaporizzata. Fabio Iaquone con il suo Digital Versatile Theatre sta sperimentando proiezioni su gas e fumo, ricreando il mito delle apparizioni fantasmatiche, mentre l’artista visiva Paola Lo Sciuto prova a incastonare a teatro un “film tridimensionale” con un sistema scenotecnico di proiezioni e rifrazioni da lei brevettato che consiste in schermi e specchi che spostano l’immagine dal piano parallelo a quello perpendicolare.

 

Ancora, enormi superfici schermiche che raddoppiano la struttura scenografica occupandone i piani alti (in By Gorky di New Riga Theater), o che delimitano la circonferenza dello spazio della rappresentazione (in Ta’ziyé di Abbas Kiarostami, un’elaborazione teatrale che recupera un antico rito Iraniano). Multipli e giganteschi sono i dispositivi per le proiezioni dell’Ospite che i Motus hanno tratto da Teorema. La scena diventa un ciclorama in (Or) o un mondo dalle proporzioni surreali in Voyage di Dumb Type, un claustrofobico cubo di schermi in (a+b)3 di Mutaimago, un enorme cilindro a specchi per immagini e luci abbaglianti nella Damnation de Faust e una gabbia di plexiglass in Metamorphosis della Fura dels Baus. La modalità di videomapping apre a soluzioni di proiezioni su enormi superfici. Proviamo a chiederlo a NUFORMER:

Anna Monteverdi: Potete raccontarci in breve qual è il vostro background artistico e tecnico e come avete cominciato?

Rob Delfgaauw: NuFormer è una società multimedia specializzata in produzioni video e progetti web. L’ufficio ha sede nei Paesi Bassi. Dopo aver visto alcuni esempi su Internet di progetti artistici relativi al mapping video è scattata in noi la scintilla di voler provare a realizzare progetti simili. NuFormer ha tutta la competenza tecnica in sede (per la modellazione 3D e animazione 3D, progettazione motion graphics, editing video e programmazione) e grazie alle nostre capacità di progettazione, siamo riusciti a creare e poi sviluppare proiezioni 3D di alto livello su edifici.

Anna Monteverdi: Da dove traete spunto per le vostre idee, a cosa vi ispirate? Ci sono progetti specifici a cui avete guardato?

 Rob Delfgaauw: Nella maggior parte dei casi lavoriamo da suggerimenti generali che vengono dati dai nostri stessi clienti. Da lì partiamo poi, per progettare il contenuto specifico per e “mappare” in modo molto accurato l’architettura dell’edificio su cui proietteremo. Le nostre idee sono originali sebbene certamente, possono prendere spunto o ispirazione da progetti visti su Internet.

 Anna Monteverdi: Sviluppate proiezioni 3D di alto livello; quali i dettagli tecnici?

 Rob Delfgaauw: Sfortunatamente non possiamo rivelare tutte le specifiche tecniche riguardanti la nostra attività e competenza. Possiamo dire comunque che usiamo un mix di tecniche tradizionali per adattare l’animazione e il materiale di archivio fotografico e video che usiamo, alle caratteristiche architettoniche dell’edificio. Ma la maggior parte del lavoro è fatto in ambiente 3D.

Anna Monteverdi: Fate disegni preliminari prima del modeling o dell’animazione?

 Rob Delfgaauw: Cominciamo con una sessione di brainstorming da cui viene fuori un’idea. Questo concept viene poi sviluppato e arriviamo a uno story board più dettagliato che rappresenta la base del processo di produzione. Partiamo da lì per il modeling, il compositing e infine per creare l’animazione 3D.

Anna Monteverdi: Che programmi usate per le proiezioni? Usate animazione vettoriale (come flash), strumenti multipurpose come vvvv o solo modellazione 3D e animazione per la creazione digitale dell’architettura di un edificio?

 Rob Delfgaauw: Usiamo molti editor 2D (vettoriali) e 3D.

 Anna Monteverdi: Come risolvete il problema dell’omografia nelle proiezioni e come riuscite a mappare precisamente la forma architettonica? Qual è il programma o il metodo?

 Rob Delfgaauw: Lo risolviamo unendo i dati e lavorando nella maniera più accurata possibile usando tecniche e strumenti avanzati.

 Anna Monteverdi: Realizzate proiezioni 3D con un gran numero di potenti proiettori. Quanti nello specifico e di che potenza luminosa? Quali o programmi per il loro controllo?

 Rob Delfgaauw: La dimensione dell’edificio e la situazione luminosa d’ambiente e altre circostanze determinano il numero di proiettori da usare. Noi usiamo diversi pacchetti software per controllare le uscite. La maggior parte dei proiettori, per lo più usati impilati, hanno una potenza luminosa di ventimila ansilumen.

Anna Monteverdi: Quanto tempo occorre per la modellazione e l’animazione?

 Rob Delfgaauw: Quello dipende veramente dalla lunghezza dell’animazione ma generalmente abbiamo bisogno di due mesi per realizzare un intero progetto.

 Anna Monteverdi: Come preparate l’ambiente urbano?

 Rob Delfgaauw: Lavoriamo con dei local manager. Loro hanno il compito di vedere quanta luce d’ambiente può essere “dimmerata”. E si preoccupano di fornire assistenza sul posto e rendere il luogo adatto al pubblico.

Anna Monteverdi: Spesso parlate di applicazioni in esterno per lanci pubblicitari, eventi e concerti. Avete anche esperienza di applicazione nell’ambito della scenografia teatrale?

 Rob Delfgaauw: Abbiamo richieste per spettacoli, performance, eventi e concerti. Siamo sviluppando una tecnica per usare proiezioni 3D all’interno specialmente per teatri in occasione di concerti. Attualmente la nostra ricerca riguarda come trovare la modalità più adatta per unire le proiezioni 3D con l’interattività e comunicare l’esperienza al pubblico. Dal momento in cui c’è abbastanza buio e la luce d’ambiente è bassa, noi possiamo proiettare indifferentemente all’esterno o in un teatro all’interno.

 Anna Monteverdi: Le vostre proiezioni sono basate su facciate architettoniche statiche. Che problemi tecnici potrebbero esserci nel caso di oggetti non statici, ovvero per seguire un oggetto in tempo reale e proiettare su di esso un video volumetrico?

 Rob Delfgaauw: Il fattore che cambia maggiormente rispetto alla proiezione su oggetti in movimento o statici è l’allineamento della proiezione sull’oggetto. Da lì la proiezione deve seguire l’oggetto in modo molto preciso, accurato. Abbiamo sviluppato speciali tecniche proprio per questo e funzionano molto bene.

Annamaria Monteverdi: Ritenete che la vostra tecnica potrebbe essere un valido supporto per gli artisti e come?

 Rob Delfgaauw: Gli artisti hanno di fronte un nuovissimo modo e un nuovo ambiente con cui esprimersi. Prova a considerare un enorme edificio come se fosse il fondale animato di un palcoscenico. E’ impressionante. Soprattutto se il contenuto viene generato in tempo reale.

 Anna Monteverdi: Avete qualche consiglio per chi comincia a lavorare nell’ambito della grafica animata, del video?

Rob Delfgaauw: Il cielo non ha limiti,lanciatevi.