MOTUS, Caliban Cannibal al Festival delle Colline torinesi
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annamaria monteverdi/ Giugno 7, 2014/ DIGITAL PERFORMANCE, FOCUS

CALIBAN CANNIBAL
martedì 10 giugno ore 19, mercoledì 11 giugno ore 21, giovedì 12 giugno ore 19
Teatro Astra, Torino

Costruito nell’ambito degli Ateliers de l’Euroméditerranée di Marsiglia, questo spettacolo che fa seguito a Nella tempesta ha come cornice una “lightweight emergency tent”, ossia una tenda di primo soccorso per i rifugiati, abitata da A e C. A potrebbe essere Ariel, afasica e narcolessica, C potrebbe essere Caliban dopo l’esplosione dell’isola, dopo la ribellione a Prospero, dopo la rivoluzione dei gelsomini…

    di Enrico Casagrande e Daniela Nicolò
    regia Enrico Casagrande e Daniela Nicolò

    con Silvia Calderoni e Mohamed Ali Ltaief (Dalì)
    video Enrico Casagrande, Andrea Gallo e Alessio Spirli (Aqua Micans Group)
    traduzioni Nerina Cocchi
    produzione Elisa Bartolucci
    organizzazione Silvia Albanese Valentina Zangari
    distribuzione estera Lisa Gilardino
    ufficio stampa Sandra Angelini

    produzione Motus / 2011 > 2068 AnimalePolitico Project
    nell’ambito di Ateliers de l’Euroméditerranée – Marseille Provence 2013
    con il sostegno di Santarcangelo•12•13•14, Angelo Mai Altrove Occupato, Face à Face – Paroles d’Italie pour les scènes de France

    anteprima nazionale

    durata 1h

    Ici, avance une marge. Ou alors c’est un centre qui
    Recule. L’Orient n’est pas complètement Orient
    Ni l’Occident parfaitement Occident
    L’identité est ouverture à la pluralité
    Elle n’est ni citadelle ni tranchée.

    Mahmoud Darwich (Assonance i.m. Edward Saïd)

    Dopo la “tempesta” un viaggio e un approdo. Temporaneo. Una light emergency tent – leggerissima tenda di primo soccorso per rifugiati – si installa veloce nelle zone vuote di spazi pubblici e privati: dalle piazze, ai parchi, ai centri commerciali… ai teatri.
    Non-luogo sospeso e transitorio abitato da due improbabili figure: A + C. Sono insieme per caso e necessità, precipitati nel rifugio dopo tormentate vicende di naufragi reali ed esistenziali, grandi gesti e rivendicazioni frustrate. Cercano di comunicare senza parlare la stessa lingua. Cercano di raccontarsi, senza voler raccontare tutto, mescolando italiano, francese, arabo… inglese massacrato. Cercano di sostenersi senza aver le forze per poterlo fare fino in fondo.
    “A” potrebbe essere Ariel dopo La tempesta, afasica e narcolessica, a confronto con una libertà inseguita negli slogan, ma fondamentalmente temuta. Fragile come il crisantemo, “il fiore della morte”, che ha portato con sé. “C” potrebbe essere Caliban dopo l’esplosione dell’isola, dopo l’attentato a Prospero. Dopo i fuochi d’artificio. Dopo la rivoluzione dei gelsomini…
    Poi una partenza, l’approdo nel Mondo Nuovo, con l’odore di treni sulle mani, uno zaino e un hard disk con i materiali video per un documentario sulle rivolte tunisine ed egiziane, work in progress… Ma anche una valigia piena di libri: non i libri di Prospero, i suoi libri, sottolineati, studiati a memoria, negli anni. Poeti arabi e opere di filosofi francesi: “Foucault, l’artificiere per eccellenza” innanzitutto, anche se scrive nella lingua odiata e amata. Assorbita a forza e mal digerita. Cannibalizzata per ansia di sapere. Per trovare poi altre parole. Nuove/antiche parole…
    Il contatto tra A e C è fulminante. Un nuovo maestro? No, semplicemente un fratello.
    E la relazione scespiriana si capovolge.

    Questi erano i presupposti della “fiction” a cui volevamo lavorare… ma durante le prove ogni tentativo di ripetizione dello script è stata divorata dal Tempo Reale, dalla potenza dell’incontro vissuto “in vitro”, fra le pareti sottili della tenda. Filtro osmotico con il mondo. Ogni parola, ogni gesto è stato filmato da due piccole videocamere, one-shot: ne è nato un film di poesia che riflette lo sguardo più intimo dei due protagonisti… Silvia e Dalì si sono dati in pasto all’ “occhio belva” della camera, abitando realmente lo spazio, viaggiando e dormendovi insieme, per conoscersi davvero, provare a rompere gli argini e «trasformare l’anidride carbonica in ossigeno, come le piante». Violent flowers!

    Portano sui corpi pezzi di mondi attraversati, detriti di desideri, ora accatastati in un angolo del riparo. Un rifugio, una dimora temporanea? Un altrove. Senza fondamenta sicure. A rischio di essere sfasciato dalla prima tempesta… ma in ogni caso che problema c’è? Ci si sposta. Se ne costruisce un altro. Si può anche vivere per abitare solo tempi e spazi circoscritti. Essere frattura del tempo e dello spazio.

    Le Nomadisme comme une Forme de Resistance era il titolo del MucchioMisto Workshop che Dalì ha organizzato con noi a Tunisi, nel marzo 2013. Ma Dalì, di origini berbere, non è un attore, è laureato alle Beaux Arts di Tunisi, ora studia filosofia ed è in continua lotta con la burocrazia europea per potersi spostare liberamente, come chiunque Deve aver diritto di fare… Anche se quel Mare che ci dovrebbe unire, separa e continua a sputare morti sulle spiagge siciliane.

    INSTANT COMMUNITY
    Come Nella Tempesta, dove le coperte usate in scena – e portate dagli spettatori – vengono poi donate ad associazioni per l’assistenza ai migranti di ogni città che ospita lo spettacolo, la tenda d’emergenza, al di là delle significazioni intrinseche che già come segno evoca, diventa oggetto-materiale da impiegare per altri scopi. Non muore con la fine della performance. È luogo effimero che può essere velocemente montato a Festival, occupazioni e iniziative politiche, per concentrarvi attività di vario tipo: può divenire spazio di incontri, letture, conferenze… essere messo a disposizione di altri artisti per eventuali piccole performance o videoinstallazioni… ospitare chi non ha alloggio o spazio per lavorare… o semplicemente essere allestita a spazio giochi per bambini. Un’eterotopia mobile.
    Questo è il nostro modo di essere nel paesaggio artistico… mettere un tappeto, costruire un riparo… Avere comunque una base che ci distanzia, un distacco che sottolinea la nostra identità, senza però chiudere la cerniera. Lasciare aria alla condivisione, all’attraversamento e soprattutto all’accoglienza.

    Motus prosegue il viaggio dentro 2011>2068 AnimalePolitico Project con un altro “incontro con uomini straordinari”, dopo The plot is the revolution con Judith Malina – che continua a credere con fervore nella «Bella Rivoluzione Anarchica Non Violenta» – Mohamed Ali Ltaief, è stato parte attiva di una rivoluzione – che non definisce più tale – ed è profondamente deluso, ma non rassegnato.
    Come noi.

    MOTUS
    Motus nasce a Rimini nel 1991, fondato da Enrico Casagrande e Daniela Nicolò. La compagnia realizza i propri progetti agendo e reagendo ai fatti del quotidiano, nutrendosi delle contraddizioni del contemporaneo, traducendole, facendone materia attiva di riflessione e provocazione. Con le produzioni Occhio Belva (‘94), Catrame(‘96), O.F. ovvero Orlando furioso (‘98), Orpheus Glance e Visio Gloriosa (2000) il teatro di Motus acquisisce una rilevante notorietà nazionale ed estera. Del 2001-‘02 è il progetto Rooms con gli spettacoli Twin Rooms e Splendid’s. Del 2003-‘04 sono gli spettacoli ispirati a Pasolini Come un cane senza padrone e L’Ospite e del 2005 quelli ispirati a Fassbinder, Piccoli episodi di fascismo quotidiano e Rumore rosa. Del 2007 è X(ics) Racconti crudeli della giovinezza, percorso sui temi della gioventù e delle periferie urbane italiane, francesi e tedesche. Il progetto Syrma Antigónes, avviato nel 2008, nasce dall’idea di condurre un’analisi del rapporto/conflitto fra generazioni assumendo la figura tragica di Antigone come archetipo di lotta e resistenza. Dal progetto nascono i tre contest Let the sunshine inToo late! eIovadovia, e lo spettacolo Alexis. Una tragedia greca. Silvia Calderoni, che collabora con la compagnia dal 2005, riceve nel 2010 il Premio Ubu come migliore attrice under 30.
    Dal 2011 Motus inaugura un nuovo percorso di ricerca intitolato 2011>2068 AnimalePolitico Project per intercettare inquietudini, slanci, immagini e proiezioni sul “domani che fa tremare”, esplorando un ricco e intricato panorama di scrittori, filosofi, artisti, fumettisti e architetti rivoluzionari che hanno immaginato (e provano ancora ad immaginare) il Futuro Prossimo Venturo. Del progetto fanno parte: The Plot is the revolution, emozionante incontro scenico fra due Antigoni, Silvia Calderoni e un mito del teatro contemporaneo: Judith Malina del Living Theatre, il trittico W. Tre atti pubblici costituito da WhenWhereWhoNella Tempesta e Caliban Cannibal.

    I Motus hanno partecipato al Festival con undici spettacoli: Splendid’s nel 2003,Come un cane senza padrone nel 2005, Rumore Rosa e Piccoli episodi di fascismo quotidiano nel 2006, X(ics) Racconti crudeli della giovinezzaCrac Let the sunshine in nel 2009, Iovadovia nel 2010, Alexis. Una tragedia greca nel 2011 (coprodotto dal Festival e creato all’Espace Malraux di Chambéry nell’ambito di Carta Bianca), The plot is the revolution nel 2012 e Nella Tempesta, anch’esso coprodotto e presentato in prima europea nel 2013.

    motusonline.com