Quando il live media diventa acquatico: Giuseppe La Spada
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annamaria monteverdi/ Gennaio 15, 2014/ DIGITAL PERFORMANCE, NEWS

Pubblicato su www.digitalperformance.it

Il popolo della rete lo conosce già molto bene  ma anche il pubblico dei live media e dello spettacolo musicale:

Giuseppe La Spada ha infatti, firmato i visual di alcuni concerti storici che portano la firma di nomi illustri della scena musicale contemporanea: SAKAMOTO e FENNESZ; ma La Spada, classe 1974, siciliano, bellissimo, è anche fotografo, direttore creativo per marchi internazionali, illustratore, videomaker. Ha firmato un progetto di net art originalissimo MONO NO AWARE inserito in STOP ROKKASHO voluto da Sakamoto per opporsi all’impianto nucleare della città di Rokkasho. Sempre per Sakamoto ha firmato la copertina di un CD. Direttore creativo di molti brand internazionali, ha realizzato videomusicali per Luca Carboni e Marco Mengoni

Ha vinto il Webby AWARD (l’Oscar della rete) ed è attualmente l’unico italiano ad avere ottenuto questo riconoscimento internazionale. Il live video è il genere a cui si sta dedicando con straordinari risultati: il progetto di La Spada + Con_cetta A Fleur è stato presentato alla Fondazione Pomodoro di Milano; lo stesso video è diventato parte di un progetto di testo+libro+immagine+ video raccolto in un delicato volume dal packaging di gusto orientale: dalla carta ricavata da particolari alghe giapponesi ai brevissimi testi in stile aiku che accompagnano le fotografie incorniciate. Una donna velata di una veste bianca con un fiore, appare come una creatura marina mitologica; il ritmo lentissimo delle immagini accompagna questa danza sotto il mare dove l’attenzione è tutta rivolta alle piccole cose, alla pietra bianca levigata, al respiro, al silenzio. Atmosfere alla Bill Viola  fanno di questo progetto video digitale di La Spada un prezioso compagno per la musica live. Il progetto Underwater riunisce un gruppo di straordinarie fotografie sott’acqua, nel mare della sua Sicilia, che ti trasportano in una dimensione senza tempo oltre la realtà. Le figure femminili che lo abitano sono eteree, antiche, sirene e come tali sono rappresentate, come in un quadro Preraffaellita: donne dalla pelle d’alabastro in un contesto di sogno fatto di colori saturi.

mono-aware

Intervista:

1. Puoi raccontare il tuo percorso artistico e come sei approdato dalla fotografia all’arte video digitale?

 Tutto nasce con la pittura con la ricerca di nuove forme segniche, sin da bambino il computer ha fatto parte della mia quotidianità e come forma non solo di intrattenimento ma di espressione. Nel tempo le due cose di sono incontrate fino a formare un percorso indissolubile. Gli strumenti digitali sono un “dono” che ci è offerto ma rischiano di prendere spazio alle idee e alle emozioni vere, paradossalmente in un momento di grande accessibilità per me stanno diventando solo “strumenti” da usare con le pinze. Nel mio percorso vedo sempre un approccio circolare, non c’è un media propedeudico all’altro tutti si contaminano. La fotografia intesa cinematograficamente, oggi è un’approccio alla cura del minimo dettaglio compositivo ed estetico, di conseguenza è in qualunque mia espressione.

2. Come si lavora per creare il quadro visivo dei concerti: in particolare, come hai organizzato i visuals per Sakamoto e Fennesz?

Sicuramente i miei studi di comunicazione visiva e immagine coordinata mi hanno sempre aiutato nell’art direction di un’intero spettacolo. Il fatto che ci sia una continuità stilistica non è sempre una cosa scontata in questo tipo di operazioni. Io seguo molto quello che la musica “dice” cerco di decodificarla, la ascolto per ore fino a “vedere” le soluzioni nel vero senso della parola. Sakamoto mi ha sempre incitato a trovare nella musica tutte le risposte. Una volta trovato l’elemento chiave parto con una ricerca estetica e valoriale. Capire tutto di quell’argomento. Poi e un lavoro di affinare e smussare tutto, anche se spesso è il computer l’unico strumento.

3. I tuoi video sono onirici e di grande impatto, minimali ed evocativi, dove l’essere umano è tutt’uno con l’ambiente marino, con la natura: come si rapportano con una scena live e con la musica? Quali programmi usi per la modificazione in tempo reale e quale pensi sia il pubblico ideale e lo spazio ideale per eventi di questa natura?

I miei video non potrebbero vivere senza musica e di conseguenza nell’esecuzione dal vivo trovano “vita” uscendo da un computer che li ha generati per incontrare la gente. L’emozione più grande e vedere i miei lavori riflessi negli occhi delle persone. Uso modul8 e un controller. Lo spazio ideale per me sarebbe in mezzo alla natura stessa, il mio sogno un live in acqua.

4. I tuoi lavori si traducono in formati diversi e approdano anche in rete o su carta in firma di libro ma con la stessa filosofia dell’immagine protetta all’interno di un mondo che deve essere sempre più ecosistenibile. C’e un messaggio anche ambientale oltre che estetico dietro i tuoi lavori?

Ho sempre pensato che la ricerca non possa essere svincolata dal fare i conti col mondo in cui si vive. Bisogna essere vigili e difendere certi valori, osservarli e tramandarli. Per me l’impegno ecologico è una prerogativa ma anche uno stimolo. La ricerca del materiale e del processo sostenibile da più soddisfazione dei limiti che si potrebbero ipotizzare. I tempi dello spreco sono finiti, bisogna pensare che tutto si esaurisce a lungo andare, usare con parsimonia le materie è fondamentale.

5.Ci sono artisti o registi che consideri dei modelli per il tuo lavoro artistico?

Ho sempre trovato ispiratori artisti nel settore della musica, poeti scrittori forse più che artisti visuali. Amo molto Jean Luc Godard, Tarkovsky, Antonioni e il cinema orientale. Mi piace cibarmi di cose di natura diversa anche se i miei riferimenti restano abbastanza immutati.

6.quale contributo pensi posso dare il video live al teatro?

Credo che possa essere una soluzione scenografica molto semplice da un punto di vista strutturale ed economico. Se usata con un grado di interazione e nn semplicemente come quinta passiva credo possa dare profondità e completezza come elemento di un “opera totale”, amplificando e prolungando il sistema drammaturgico. Mi emoziona purtuttavia la rappresentazione analogica, spero sia sempre un contributo dosato.