Nel nuovo numero di Connessioni Remote appena uscito è presente il saggio di Maria Paola Zedda Necroscritture della performance. Disarmo epistemico e territori dell’abbandono.
Il contributo indaga la ricerca artistica performativa come pratica critica per interrogare il Mediterraneo contemporaneo nei suoi dispositivi necropolitici, con particolare attenzione ai territori dell’Italia centro-meridionale e delle aree interne. Attraverso l’intreccio di Performance Studies, teorie post- e decoloniali e prospettive neomaterialiste, la riflessione si articola intorno a tre nozioni cardine: la necropolitica, nel senso proposto da Achille Mbembe, come esercizio della sovranità sulla vita e sulla morte; le necroscritture, secondo Cristina Rivera Garza, come forme di scrittura attraversate dalle morti inquiete e dai residui dell’umano; e il disarmo epistemico, come sospensione delle epistemologie dominanti e apertura a una conoscenza medianica, relazionale e trans-corporea. Attraverso l’analisi di tre lavori — The Last Lamentation di Valentina Medda, Attuning to / Resonating with (Sulcis) di Nicola Di Croce e Body Farm di Silvia Rampelli — il testo evidenzia come la performance, nelle sue posture di sottrazione e impermanenza, elabori pratiche di sintonizzazione e di decomposizione capaci di interrogare i regimi necropolitici che attraversano il Mediterraneo. La ricerca approda alla definizione del disarmo come pratica epistemica, metodologica ed estetica: gesto di spoliazione e di unlearning (Spivak), che sospende la volontà rappresentativa per aprire spazi di comunanza, riparazione e riemersione del più-che-umano.
Biografia
Maria Paola Zedda è PhD candidate presso Iuav Università di Venezia. La sua ricerca esamina la relazione tra necropolitica e danza, attraverso i concetti di necrocoreografiae transcorporeità. Intersecando i Performance e Dance Studies con le post-human theoriese il pensiero decoloniale e postcoloniale il suo lavoro indaga criticamente le forme con cui la morte e i contesti di necropotere influenzano le pratiche coreografiche e performative contemporanee. È cofondatrice dell’unità di ricerca Per La Performance Epistemology Research Lab (Iuav Università di Venezia) ed è autrice e curatrice di diverse pubblicazioni, tra cui Enzo Cosimi. Una conversazione quasi angelica (Editoria e Spettacolo, 2019) e The Last Lamentation. Valentina Medda (Kunstverein Milano, 2024). Accanto alla ricerca accademica, ha sviluppato pratiche curatoriali e drammaturgiche incentrate sul potenziale del corpo e della performa-tività nello spazio pubblico, sul corpo e sulle politiche dello spazio pubblico, lavorando come curatrice e direttrice artistica in progetti quali Cagliari Capitale Italiana della Cultura(2015), Across Asia Film Festival, insieme a Stefano Galanti (2013–2022), CampoSud, (2017–2021). Come dance dramatug ha lavora-to con coreografi e artisti quali Enzo Cosimi, Ariella Vidach e Valentina Medda. È fondatrice e direttrice artistica di ZEIT Art Research e del progetto di danza Le Alleanze dei Corpi
Riferimenti bibliografici
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