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Mer. Lug 22nd, 2026

TURANDOT DELLE STELLE, IL NUOVO PROGETTO DI IMAGINARIUM PER I CENTO ANNI DELL’OPERA PUCCINIANA HA DEBUTTATO A PIETRASANTA.
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Domenica 19 luglio 2026, Piazza Statuto a Pietrasanta (Lucca) ha ospitato la prima assoluta di TURANDOT DELLE STELLE, l’innovativo progetto per videomapping e musica dal vivo firmato dallo studio artistico toscano IMAGINARIUM (Francesca Pasquinucci e Davide Giannoni) in occasione del centenario della celebre opera di Giacomo Puccini. Per questa data inaugurale in Versilia, vicino ai luoghi cari al Maestro DavideGiannoni,al piano e strumenti elettronici, ha condiviso per l’occasione il palco con la giovane musicista cinese Zhao Xiaoyu, suonatrice di guzheng, parte dell’Ensemble Dongxun, formazione dedita al dialogo tra la musica tradizionale cinese e quella occidentale.In questa prima tappa le proiezioni visive dello spettacolo si sono integrate eccezionalmente con il marmo e con la scultura, dialogando direttamente con la celebre fontana di Girolamo Ciullia, “L’acqua di Afrodite”, situata nella piazza.

L’idea che muove l’intero impianto drammaturgico e musicale di “Turandot delle Stelle” è il racconto poetico di un Giacomo Puccini viaggiatore. Nella genesi storica della sua ultima opera, la Cina e le sue melodie orientali arrivarono al Maestro da lontano, filtrate da carillon, racconti e spartiti spediti a Torre del Lago.

In questo progetto, MAGINARIUM compie un ideale ribaltamento temporale e geografico: è Puccini stesso a partire, a viaggiare in giro per il pianeta per andare direttamente a scoprire suoni mai ascoltati prima, incontrando da vicino culture distanti dalla nostra per integrarle nella sua composizione.

Il tour internazionale dello spettacolo, che tra l’autunno del 2026 e tutto il 2027 toccherà città come Tokyo, Seul e San Francisco, diventa così la mappa di questo viaggio intrepido e curioso.

In ogni paese, ci sarà un incontro tra Davide Giannoni e un ensemble di musica tradizionale locale, ogni volta diverso. Protagonisti assoluti di queste contaminazioni saranno giovani musicisti di terre lontane, talenti che per la prima volta accosteranno e incroceranno la propria tradizione con la musica di Puccini proprio sul palco di questo spettacolo. La melodia pucciniana si spoglia così di ogni sovrastruttura per rivelarsi un linguaggio ancestrale e immediato, un ponte assoluto che connette generazioni e popoli distanti sotto lo stesso cielo.

Disegno a mano e animazione: il racconto dell’artigianalità italiana

Tutti i contenuti delle grandi proiezioni e del videomapping sono interamente realizzati con la tecnica del disegno a mano su carta e successivamente animati digitalmente. Questa scelta stilistica risponde a un preciso intento poetico: perseguire e valorizzare quell’idea di autentica artigianalità italiana e di teatralità antica di cui IMAGINARIUM vuole farsi orgoglioso ambasciatore nel mondo. La tecnologia immersiva del videomapping si mette così al servizio della traccia umana, del tratto grafico d’autore e della tradizione scenografica classica, creando un cortocircuito visivo di straordinaria suggestione emotiva.

Intervista a Davide Giannoni

La costruzione musicale di Turandot delle Stelle nasce dallo studio del modo in cui Puccini assimilò e trasformò alcuni materiali della tradizione musicale cinese all’interno della propria scrittura. Il punto di partenza è Mo Li Hua — Il fiore di gelsomino —, melodia popolare che il compositore poté ascoltare attraverso il carillon appartenuto al barone Edoardo Fassini-Camossi e che, nella Turandot, diviene uno dei principali nuclei tematici associati alla principessa. Puccini non si limitò alla citazione: integrò queste melodie e le loro strutture pentatoniche nel proprio linguaggio armonico e orchestrale, facendole interagire con la tradizione operistica occidentale.

Nel mio lavoro il suono del carillon rappresenta l’origine del percorso: una soglia musicale, quasi una prima apertura di luce, dalla quale prende progressivamente forma l’universo sonoro dell’opera. Non ho cercato di ricostruire filologicamente il documento originale, ma di ripercorrere idealmente il processo creativo attraverso cui una melodia appartenente a un’altra cultura può essere ascoltata, assimilata e trasformata in nuova materia compositiva.

La partitura dello spettacolo è articolata in sette capitoli e nasce da un lavoro di selezione, montaggio e ricomposizione di arie, cori, interludi e passaggi orchestrali della Turandot. I materiali pucciniani vengono accostati, sovrapposti e sviluppati in una forma nuova, mantenendo riconoscibili le loro identità melodiche e drammaturgiche. A questi ho affiancato sezioni di mia composizione, pensate come elementi di connessione e di sviluppo: accade soprattutto nell’apertura affidata al carillon e nella rielaborazione dell’intervento dell’imperatore Altoum, ampliato attraverso una scrittura contemporanea che non imita Puccini, ma cerca di dialogare con lui con la massima consapevolezza e il massimo rispetto.

Dal punto di vista timbrico ho scelto un impianto volutamente essenziale, formato da tessiture di archi campionati e sintetici, sintetizzatori e materiali eseguiti dal vivo. Attraverso Ableton Live, con librerie native e strumenti di Native Instruments, ho costruito loop, stratificazioni e trasformazioni in tempo reale. Il sound design rimane però subordinato alla ricerca formale: il centro del lavoro non è l’esibizione tecnologica, ma l’arrangiamento, l’organizzazione delle parti e la relazione tra i diversi materiali musicali.

La musica conserva necessariamente un ruolo centrale, trattandosi di un confronto con una delle opere più importanti di Puccini, ma è stata composta e organizzata anche in funzione delle immagini. Ogni sezione determina tempi, respiri, cambiamenti di luce e movimenti visivi: suono e proiezione non procedono come elementi separati, ma formano un’unica struttura drammaturgica.

Il dialogo dal vivo con Zhao Xiaoyu e con il guzheng completa questo processo, riportando nella performance la presenza concreta della tradizione musicale cinese e trasformando lo spettacolo in un incontro reale, non soltanto evocato, tra linguaggi e culture.

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IMAGINARIUM: Un’eccellenza italiana nel mondo

Co-fondato da Francesca Pasquinucci (illustratrice e storica del teatro) e Davide Giannoni (compositore e contrabbassista), IMAGINARIUM è un collettivo creativo e multidisciplinare attivo a livello internazionale che fonde arte visiva, musica e scenografia digitale in esperienze immersive. Dal 2011 esplorano l’intersezione tra il disegno a mano e l’animazione 3D, collaborando attivamente con teatri e festival di opera lirica, ambasciate, istituti di cultura, università e istituti scientifici.

Selezionati nel 2018 come Italian Excellence in Art a Los Angeles, sono stati artisti in residenza al PAAX Festival in Messico (2022) sotto la direzione della M° Alondra de la Parra, autori del mapping per l’apertura del Wien Festwochen (2023) a Vienna, fino alla consacrazione nel 2025. Nello stesso anno, infatti, firmano una delle installazioni di punta di ART ON THE MART a Chicago (la superficie di proiezione più grande al mondo) e vincono il prestigioso Premio Mercurio Alato conferito dal Ministero degli Affari Exteriore per il miglior progetto realizzato da un Istituto Italiano di Cultura nel Mondo, grazie al monumentale mapping al Festival delle Musiche Sacre di Fès, in Marocco.

Le prime tappe del tour 2026:

19 Luglio: Pietrasanta (Data 1 / Anteprima internazionale) – con Zhao Xiaoyu (guzheng)

3 Settembre: Tokyo (in collaborazione con l’IIC di Tokyo, con l’ensemble di musica tradizionale del M° Reita Fujima)

9 Settembre: Seul (con l’ensemble fusion gugak Hangang Factory e l’IIC di Seul) 23 Novembre: San Francisco (in collaborazione con l’IIC di San Francisco)

28 Novembre: Teatro Sociale di Como (con il Coro 200.com)

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