Segnaliamo l’articolo di Massimiliano RAFFA sul Capitalismo delle piattaforme e arte della controsorveglianza:
https://riviste.unimi.it/index.php/connessioniremote/article/view/28498/24699
Abstract
Nel contesto del capitalismo delle piattaforme, la sorveglianza non si cela più nell’opacità delle strutture
disciplinari, ma si dispiega in una ipervisibilità pervasiva, trasformando l’esposizione in una modalità di
controllo. Questo contributo esamina le strategie estetico-politiche dell’arte di contro-sorveglianza, interrogandone la capacità di opporsi alle logiche algoritmiche dell’estrazione e della previsione. Attraverso una prospettiva teorica che intreccia media studies, estetica digitale e platform studies, il contributo introduce i concetti di critical complicity (pratiche creative in cui gli artisti riutilizzano tatticamente le tecnologie di sorveglianza dall’interno) e di radical exteriority (pratiche creative che programmaticamente si sottraggono alla soggezione algoritmica al fine contestarla). Il lavoro, a titolo di esempio, discute alcune opere di artisti come Hito Steyerl, Paolo Cirio, Trevor Paglen, James Bridle e Holly Herndon, indagando se e come l’estetica della contro-sorveglianza possa generare forme di resistenza effettiva o se, al contrario, essa non rischi di essere inglobata e ricodificata all’interno dei meccanismi predittivi del capitalismo algoritmico. La tesi sostenuta è che, mentre molte forme di sovversione artistica finiscono per riprodurre la logica del sistema che intendono criticare, strategie emergenti come l’illeggibilità tattica, l’offuscamento algoritmico e la riconfigurazione infrastrutturale possono aprire nuove traiettorie di resistenza.
“Il saggio di Massimiliano Raffa affronta il tema dell’arte di contro-sorveglianza nel contesto del capitalismo delle piattaforme, un regime in cui la sorveglianza non si nasconde più dietro apparati disciplinari opachi, ma si manifesta come ipervisibilità pervasiva. In questo scenario, l’esposizione stessa diventa una forma di controllo: essere visibili significa essere catturati, e la trasparenza diventa un dispositivo di potere. L’autore individua due strategie estetico-politiche principali: Critical complicity: pratiche artistiche che riutilizzano tatticamente le tecnologie di sorveglianza dall’interno, sfruttandone i meccanismi per produrre consapevolezza o distorsione Radical exteriority: pratiche che cercano di sottrarsi radicalmente alla cattura algoritmica, rifiutando la leggibilità e proponendo forme di opacità, sparizione o disallineamento.
Il testo mette in dialogo i contributi di Foucault (disciplinamento e panopticon), Deleuze (società del controllo), Zuboff (capitalismo della sorveglianza) e Stiegler (tecnologia come pharmakon), mostrando come l’attuale regime algoritmico non si limiti a osservare, ma operi in modo predittivo e pre-emptive, modellando in anticipo le condizioni di possibilità dell’agire umano. In questo quadro, la soggettività non è più un’entità stabile, ma un costrutto dinamico continuamente ridefinito dai flussi di dati e dai modelli predittivi. Raffa sottolinea come molte pratiche artistiche basate sulla visibilità rischino di diventare “cop art”: opere che re-inscenano la sorveglianza senza destabilizzarla, replicandone estetiche e logiche. Per questo propone il concetto di radical illegibility, ovvero strategie artistiche che resistono alla leggibilità algoritmica, producendo rumore, glitch, opacità e deviazioni nei flussi di dati. L’arte, in questo senso, non deve limitarsi a rendere visibile la sorveglianza, ma deve corrompere i protocolli di cattura, disallinearsi dai sistemi di riconoscimento e aprire spazi di non-predittività. Il saggio discute opere emblematiche:
- Hito Steyerl, con How Not to Be Seen, che parodizza i tutorial educativi per mostrare come la sparizione sia già inscritta nei regimi di risoluzione digitale.
- Paolo Cirio, con Street Ghosts, che riporta in strada le immagini catturate da Google Street View, trasformando i “fantasmi digitali” in presenze fisiche e politiche.
- Trevor Paglen, con Autonomy Cube, che interviene direttamente nelle infrastrutture di rete, offrendo un dispositivo funzionale di anonimizzazione.
- James Bridle e Holly Herndon, che esplorano rispettivamente la dimensione critica della visibilità e la possibilità di un uso creativo e comunitario delle tecnologie di sorveglianza.
La tesi centrale è che la resistenza estetica non può limitarsi alla critica o alla rivelazione, perché il sistema algoritmico assorbe anche i propri glitch e li ricodifica. Occorre invece sviluppare pratiche di illeggibilità tattica, offuscamento algoritmico e riconfigurazione infrastrutturale, capaci di aprire nuove traiettorie di resistenza. L’arte di contro-sorveglianza diventa così un campo di sperimentazione che non si limita a denunciare, ma interviene direttamente nei circuiti del potere, trasformando la percezione e immaginando paradigmi post-sorveglianza. Raffa colloca l’arte di contro-sorveglianza all’interno di una critica più ampia al capitalismo digitale, chiedendosi se l’estetica contemporanea possa davvero creare zone di autonomia fuori dalla cattura algoritmica o se sia destinata a rimanere intrappolata nelle stesse infrastrutture che intende contestare. La sfida, sostiene, non è solo critica, ma speculativa: costruire nuovi immaginari e nuove infrastrutture capaci di ridefinire la relazione tra arte, tecnologia e società”Chat GPT 5

Julia Scher
