E’ appena uscito il volume della studiosa Paola Lagonigro Immagini digitali nell’era analogica. Computer art in Italia negli anni Ottanta (De Luca editore). L’Autrice aveva curato una rassegna sulla Computer art italiana, nel 2022 a Roma al Palazzo delle Esposizioni di Roma con le produzioni degli artisti che negli anni ‘80 facevano sperimentazione attraverso i personal computer.
Attendevamo da tempo un libro che facesse il punto sulla computer art in Italia delle origini, attingendo ai tanti archivi recentemente ritrovati, digitalizzati e disseminati di artisti come Gianni Toti, Mario Canali, Giacomo Verde, Giovanotti Mondano Meccanici, Paola Lagonigro ha dedicato tre anni della ricerca di dottorato all’Università La Sapienza di Roma a questo tema e il risultato è uno straordinario volume che passa in rassegna l’arte, le biografie dei protagonisti e gli eventi collegati alla computer art, includendo un’ampia bibliografia che va dai rari cataloghi delle rassegne e festival, agli atti di convegni, agli interventi datati anni Ottanta e Novanta di critici come Barilli, Caronia, Volli, Infante e articoli su riviste specializzate dell’epoca (da Virtual a Pixel a Run a 50×70). Un lavoro certosino e “archeologico” che ha portato alla luce correttamente il rapporto della computer art delle origini con la videoarte, linguaggi che hanno vissuto paralleli ma separati ma che solo negli anni Ottanta hanno iniziato a incontrarsi.

Ricostruire un’epoca e un’arte che si affacciava alle prime complesse sfide tecnologiche, confrontandosi con il linguaggio di programmazione non è stato sicuramente semplice: la prima difficoltà come si legge dall’introduzione, era dare una definizione (e una data di fondazione) alla computer art. Così l’Autrice nel primo capitolo è andata a rintracciare i primi passi di questa nuova arte all’interno dei primi centri di applicazione del calcolo in Italia, a Pisa (CNUCE, CSCE) e all’Università di Trieste. Qui grazie a Auro Lecci e Piero Grossi e a Edward Zajec nei primi anni Settanta, l’Italia si allineava alle ricerche confluite nella famosa mostra Cybernetic Serendipity (1968) a Londra, e Tendencjie 4 a Zagabria. Spicca la presenza di Nanni Balestrini con Tape Mark 1 primo esempio non di arte visiva ma di poesia informatica. Dunque sicuramente la computer art ha le sue radici tra il 1970 e il 1971 quando viene inserita all’interno della Biennale di Venezia; ma bisogna attendere gli anni Ottanta per un inserimento normalizzato delle opere dentro le mostre e per una critica sistematica al nuovo linguaggio.

Sono proprio Festival storici (tra tutti spicca Onda video nato nel 1985 a Pisa e ancora in vita grazie all’instancabile studiosa e curatrice di arti elettroniche Sandra Lischi) ma anche rassegne e mostre in spazi pubblici e gallerie private e convegni ( Videoculture, 1988 diretto da Alberto Abruzzese; Una generazione postmoderna, Roma 1983 a cura di Renato Barilli) i luoghi della computer art. La convergenza di tecnologie analogiche e digitali all’interno di una comune culturas del video corrisponde, scrive Lagonigro, all’affermarsi di un rinnovato panorama mediale rispetto al decennio precedente.
Il libro include molte ricostruzioni di opere-faro di quegli anni: per quanto riguarda il rapporto con il teatro ci piace ricordare l’opera di Michele Bohm Cuori strappati dall’omonimo spettacolo della Gaia scienza di Giorgio Barberio Corsetti Alessandra Vanzi e Marco Solari. La scenografia reale non era digitale ma era mobile con una forte interazione con gli attori e i bozzetti furono realizzati dalla scenografa Beatrice Scarpato. Bohm crea un’opera a sé come animazione delle scenografie: si tratta di un unicum nel panorama delle produzioni di computer art teatrale. Il 1983 è davvero un anno speciale: Ugo La pietra inserisce uno schermo di computer e una Tv con Videotel nella sua opera La casa telematica alla Fiera di Milano e di quell’anno sono le opere di Crudelity Stoffe, Adriano Abbado, Carla Guidi Bucciarelli.
Curiosamente è proprio il 1983 l’anno in cui Giacomo Verde crea la sua prima opera di videoarte che presenterà a U-TAPE, dal titolo Trattamento solare.
E’ un piacere vedere gli still dalle opere di computer art dei protagonisti di questi anni: il libro infatti contiene una ampia galleria con fotografie a colori (sempre meno presenti, ahimé, nei volumi di studio), necessarie per comprendere l’analisi dell’opera.

Crudelity Stoffe
Il secondo capitolo entra nel merito del colorato mondo produttivo ed espositivo tra Roma, Bologna, Camerino, Prato degli anni Ottanta (Laserart; Electra-1, PAT, Immagini da computer, Futuro telematico), dei fondi d’arte (Il pulsante leggero di Rinaldo Funari, oggi donato alla Quadriennale) ricordando anche programmi TV come MIxer e Mister Fantasy (legato alla videomusic, che presenta dal 1981 interventi in videografica di Mario Convertino.) Ma soprattutto passa in rassegna gli artisti: Guido Vanzetti, Adriano Abbado, Ida Gerosa, Crudelity Stoffe (Marco Tecce e Michele Bohm), Paolo Uliana, Daniela Bertol: tra questi ci sono artisti programmatori spesso coinvolti con una estetica digitale legata alla pittura.
Un paragrafo speciale è dedicato ai GMM (Giovanotti mondano meccanici) gruppo fiorentino nato nel 1984 che inizia l’attività con i primi fumetti realizzati al computer pubblicati su Frigidaire e inaugurano una nuova estetica con tecnologia low tech (Apple graphics tablet) per raccontare un mondo di comics, moda, musica, e cultura pop. Con loro si apre anche una stagione di arte underground autoprodotta (dalla copy art alla pixel art) e che si ritrova (anche) in Centri sociali autogestiti come il CPA di Firenze.
La videografica dedicata alla pittura data la grande quantità di produzioni, meritava un capitolo a parte: e infatti troviamo Tra gli altri, l’opera vastissima tra poesia visiva, videoarte, computer art del poetronico Gianni Toti (il cui Archivio- Biblioteca è oggi a Alatri è un attivissimo centro culturale).
Gli anni Novanta sono ben rappresentati da Mario Canali e Riccardo Sinigaglia ( Correnti Magnetiche): abbiamo piacere di ricordare l’analisi delle opere di computer art di Canali Gilardi e Verde scritta dalla studiosa di digital art scomparsa nel 2022, Silvana Vassallo: qui
Nel libro trova spazio anche l’unica opera di computer art di Giacomo Verde: Stati d’animo. In Archivio esiste lo story board che tra il 1989 e il 1990 ha vinto il primo premo a Narni al POW festival di Carlo Infante, da cui è stato realizzato il video in computer grafica con il programma Paintbox Harry a partire dal quadro futurista di Boccioni Gli addii.
Siamo convinti che l’opera di questi pionieri ben illustrata dal fondamentale libro della Lagonigro, abbia influenzato la computer art delle generazioni successive. Ci piace ricordare tra i più rappresentativi Lino Strangis che ha sempre guardato come riferimento proprio l’opera di IDA GEROSA.

