Articolo di Becky Chung su Adrien M. e Claire B. per The Creators project
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annamaria monteverdi/ Marzo 31, 2015/ DIGITAL PERFORMANCE

In rete ho trovato un bell’articolo di Becky Chung su Hakanai performance digitale di Adrien Mondot e Claire Bardanne e penso sia utile farlo conoscere. Qua il sito The creators project che ospita l’articolo

All’interno di un cubo formato da veli semitrasparenti, una ballerina ci porta in un viaggio visivo all’interno di uno spazio tridimensionale al confine tra il sogno e la realtà. Hakanaï è una performance digitale di Adrien M / Claire Bche ha debuttato il 17 marzo 2015 al Fishman Thatre di Brooklyn. La performance combina proiezione mappata, CGI e sensori per reagire dinamicamente ai movimenti e alla vicinanza della performer. Gli effetti visivi e i suoni sono generati e animati in tempo reale, offrendo una performance diversa per ogni iterazione dell’installazione.

© Romain Etienne / AMCB-Hakanai © Virginie Serneels

Il fascino di questa installazione sorge dallo scambio che avviene tra la ballerina e la complessa tecnologia che rende possibile la performance. Mondot e Bardainne solitamente trovano nel regno della matematica e della teoria l’ispirazione per i loro lavori, ma questa volta si sono affidati allo studio empirico del mondo.

Abbiamo parlato con il duo delle ispirazioni visive e dell’approccio computazionale usato per Hakanaï, e su quali siano le loro prospettive sull’unione tra tecnologia e arte.

Romain Etienne / AMCB-Hakanai © Virginie Serneels

The Creators Project: Mi ha colpito in modo particolare il tipo di tecnologia usato in modo non tradizionale. Potreste spiegarci le tecniche che avete utilizzato?

Adrien Mondot (AM): Abbiamo sviluppato un software—nel 2006—per il movimento di oggetti, basato su modelli fisici. Sono stato un giocoliere e lo sono ancora.. Ho avuto l’ispirazione dal modo in cui le palline si muovono nell’aria, come, quando un oggetto ha massa, puoi applicare certe forze a esso. Quindi ho sviluppato un software chiamato eMotion—che potete scaricare dal nostro sito. Lo scopo di questo progetto è costruire un’interazione tra oggetti virtuali e dati reali..

Claire Bardainne (CB): Per creare l’interazione usiamo sensori, tablet grafici e controller per manipolare le immagini mentre osserviamo i ballerini. È come uno spettacolo di burattini digitale.

AM: Crediamo che i sensori non possano rilevare ogni cosa. Ai sensori manca l’immaginazione. E crediamo che usare sia i sensori che l’interazione umana, come nei burattini, è un buon modo per rendere le cose più vive…più sensibili..

CB: Sempre in un modo non artificiale. C’è sempre il tocco umano. La vista e il movimento.

È un processo generativo…

CB: Ogni cosa è generata e animata in tempo reale. Non ci sono registrazioni. Ogni cosa avviene live.

Create uno spazio tradizionale tra qualcosa di fisico, come l’arte del giocoliere, e la programmazione. No?

AM: Parla del modo in cui si ha un’interazione con un oggetto reale…aspetta, ti faccio vedere!

[Mondot se ne va.]

Romain Etienne / AMCB-Hakanai © Virginie Serneels

CB: Ti mostrerà come funziona! Ha iniziato a lavorare al software con cui lavoriamo perché voleva poter fare il giocoliere con oggetti digitali nello stesso modo in cui lo fa con oggetti fisici.

[Mondot torna con una palla da giocoliere semi trasparente.]

AM: Questa è giocoleria!

[Lancia e fa girare la palla elegantemente con i suoi gesti.]

AM: Come potete vedere, abbiamo l’interazione tra me e la palla. Io voglio che, quando manipoliamo oggetti virtuali, ci sia la stessa intuizione su come le cose si muovono.

CB: E ci piacciono anche le illusioni ottiche. Ci piace questa sensazione di realtà e di virtualità. Non sai se è reale o no. Ci piace manipolare la realtà.

AM: Ci piace creare immagini che eccedano l’ordinario.

CB: E ci piace creare immagini in ambienti diversi. Non sono normali immagini i video, sono vivi.

Romain Etienne / AMCB-Hakanai © Virginie Serneels

Potete dirci qualcosa sul contenuto e la forma? Cosa significa la parola Hakanaï per questa performance?

CB: È un’antica parola giapponese che significa etereo, transitorio, fragile, e qualsiasi cosa non sia possibile afferrare. È l’unione tra l’essere umano e i suoi sogni. È uno spettacolo fatto di haiku che cercano di spiegare questa parola.

AM: Abbiamo scoperto questa parola per caso! Non esiste una parola in francese o in inglese che si avvicini al significato di Hanakai.

 

Nei visual generati così naturali ed esteticamente eleganti vedo analogie con la natura e la scienza. Potete parlarci delle vostre ispirazioni?

AM: La nostra fonte di ispirazione è la natura. Osserviamo le molte cose che si muovono nel mondo, come una foglia di un albero cade in autunno..

CB: O un fiocco di neve in inverno, o le ragnatele…o le sinapsi.

AM: Il processo iniziale è l’osservazione. Poi passiamo al rimodellamento. Cerchiamo un’ equazione matematica a livello fisico che renda in modo efficace.

CB: E poi scriviamo con l’immaginazione in movimento. Perché il movimento trasmette emozioni e cerchiamo di elaborare le performance con questo tipo di “immaginazione”. Con queste sensazioni.

AM: Per esempio, se creiamo un mondo e lo riempiamo come se fosse la foglia di un albero, il pubblico vedrà un mondo con un significato—il ruolo del mondo è proprio quello di avere un significato—ma vedrà anche l’emozione di quella foglia che cade.

Romain Etienne / AMCB-Hakanai © Virginie Serneels

Replicare un movimento del genere non deve essere semplice. Quanto tempo ci avete messo per produrreHanakai?

CB: Due mesi, ma due anni!

AM: Tre mesi, e due anni!

CB: Molti anni per lo sviluppo del software e molti anni di prova.

Che cosa vi ha ispirato a creare una struttura cubica per la ballerina? L’allestimento sembra pensato nel minimo dettaglio.

Inizialmente era un’installazione. Un’installazione interattiva che faceva parte di un’esposizione di 10 opere. Volevamo fare una performance per quel cubo perché è molto immersivo. Il pubblico intorno si fa coinvolgere dallo show. E dare anche l’opportunità di interagire con esso crediamo sia molto importante. Ci piace questa idea, di aprire lo spazio della performance all’interazione.

Avete posto un ponte tra arte e tecnologia davvero elegante. Vi considerate artisti o ingegneri?

AM: Per noi arte e tecnologia si compenetrano. Sono la stessa cosa. Pensiamo che la razionalità e la sensibilità possano essere due facce della stessa medaglia. E anche il mondo virtuale e la realtà sono due facce della stesa medaglia. Questa è la nostra realtà. Sì, ci piace costruire cose usando la scienza..ma la scienza non è il fine ultimo.

Romain Etienne / AMCB-Hakanai © Virginie Serneels

Romain Etienne / AMCB-Hakanai © Virginie Serneels

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